A giugno 2026 l'inflazione dell'area euro è stata del 2,8% e quella italiana del 3,0%: lontane dal 10,6% dell'autunno 2022, ma sopra l'obiettivo del 2% — abbastanza perché l'11 giugno 2026 la Banca centrale europea abbia alzato i tassi per la prima volta dal 2023. L'inflazione non è un capitolo chiuso: nel 2026 è tornata, e la causa è l'energia. Questa guida spiega che cos'è, come si misura, da dove nasce e perché erode i risparmi, con i dati pubblicati fino a luglio 2026.

Una definizione semplice

L'inflazione è l'aumento generale e prolungato dei prezzi di beni e servizi: non il rincaro di un singolo prodotto, ma il movimento medio di un intero paniere. Con un'inflazione del 3%, ciò che oggi costa 100 € l'anno prossimo costerà in media 103 €; rovesciando il ragionamento, 100 € lasciati in un cassetto per dodici mesi varranno, in merce acquistabile, 97,09 €. La perdita non compare su nessun estratto conto, ma c'è.

Da tenere distinte: inflazione (i prezzi salgono), disinflazione (salgono più lentamente: fra maggio e giugno 2026 il tasso dell'area euro è sceso dal 3,2% al 2,8%, ma i prezzi crescevano ancora) e deflazione (scendono).

Come si misura: il paniere, e perché in Italia gli indici sono tre

Si confronta il costo di un paniere rappresentativo dei consumi delle famiglie con quello dello stesso paniere un anno prima. In Italia lo costruisce l'ISTAT: dal gennaio 2026 gli indici sono in base 2025 = 100 e adottano la classificazione europea ECOICOP versione 2, che porta le divisioni di spesa da 12 a 13 e articola il paniere in 531 aggregati di prodotto per NIC e FOI e 537 per l'IPCA. E un solo numero non basta, perché in Italia convivono tre indici.

IndiceChe cosa misuraA che cosa serve
NICPrezzi per l'intera collettività nazionaleÈ l'inflazione "ufficiale" italiana, quella dei titoli di giornale
FOIPrezzi per le famiglie di operai e impiegatiRivalutazioni monetarie previste per legge o contratto; al netto dei tabacchi indicizza il BTP Italia
IPCAIndice armonizzato secondo le regole europeeConfronti fra Paesi UE; al netto degli energetici importati è il riferimento dei rinnovi contrattuali

A livello europeo l'indice ufficiale è l'HICP, calcolato da Eurostat con regole comuni a tutti i Paesi. Esce due volte — stima rapida a fine mese, dato definitivo due settimane dopo — e le due cifre possono differire: a marzo 2026 la stima era 2,5%, il definitivo 2,6%.

Inflazione headline e inflazione di fondo

L'inflazione headline include tutto; quella core, o di fondo, esclude le componenti più volatili per cogliere la tendenza legata alla domanda interna e ai salari. Attenzione però al perimetro, che non è lo stesso: Eurostat toglie energia, alimentari, alcolici e tabacchi, l'ISTAT toglie energetici e alimentari freschi. La distanza fra headline e core dice che tipo di inflazione si osserva: a giugno 2026 l'area euro segnava 2,8% headline e 2,4% core, mentre in Italia lo scarto era ben più ampio, 3,0% contro 1,6% — anche se una parte dell'ampiezza dipende proprio dalle due definizioni diverse. Tradotto: circa metà dell'inflazione italiana di quel mese veniva da energia e alimentari freschi, non da un surriscaldamento dell'economia domestica, visto che la componente di fondo era addirittura sotto l'obiettivo, all'1,6%.

Contano poi i contributi: dei 2,8 punti dell'area euro a giugno 2026, 1,51 venivano dai servizi (+3,2%), 0,77 dall'energia (+8,5%), 0,29 da alimentari, alcolici e tabacchi (+1,5%) e 0,18 dai beni industriali non energetici (+0,7%).

Da dove nasce

  • Da domanda (demand-pull): la spesa cresce più della capacità produttiva.
  • Da costi (cost-push): aumentano energia, materie prime o salari e le imprese scaricano il costo sui listini: è ciò che è accaduto nel 2022 e nel 2026.
  • Da aspettative: se famiglie e imprese danno per scontato che i prezzi saliranno, adeguano in anticipo listini e richieste salariali, e l'attesa si autorealizza.

Il terzo canale è il più temuto: è l'unico che trasforma uno shock temporaneo in inflazione persistente. Nell'indagine BCE sulle aspettative dei consumatori la mediana a dodici mesi è balzata dal 2,5% di febbraio 2026 al 4,0% di marzo, per poi ripiegare al 3,0%: il salto c'è stato, il radicamento no. Anche i salari sono tranquilli: il wage tracker della BCE, che segue i contratti collettivi, il 29 luglio 2026 indicava retribuzioni in crescita del 2,3% nel 2026, dal 3,2% del 2025. A questi ritmi la "spirale prezzi-salari" resta sulla carta.

Il 2026: come uno shock energetico riporta l'inflazione sopra il 2%

Il 2026 è un caso di studio di inflazione da costi. L'anno era cominciato sotto l'obiettivo; da marzo il conflitto in Medio Oriente ha fatto impennare i prezzi energetici e in quattro mesi l'indice è risalito di un punto e mezzo, dall'1,7% di gennaio al 3,2% di maggio.

Mese 2026HICP area euroNota
Gennaio1,7%Energia in calo (−4,1%)
Febbraio1,9%Energia ancora negativa
Marzo2,6%L'energia torna positiva (+5,1%)
Aprile3,0%Energia +10,9%
Maggio3,2%Il valore più alto dal 2023
Giugno2,8%Energia +8,5%, core al 2,4%

Dietro la curva c'è il petrolio. Nelle proiezioni dell'Eurosistema di giugno 2026 l'ipotesi tecnica sul greggio per il secondo trimestre era di 112 dollari al barile, il 25% in più rispetto a marzo e oltre il 75% in più rispetto a dicembre 2025; il Brent aveva superato i 110 dollari, massimo dalla metà del 2022. Poi la sospensione delle ostilità fra Stati Uniti e Iran — Washington ha fermato i raid e Teheran ha fatto sapere che non colpirà finché la pausa regge, ma un accordo formale non c'è — ha invertito il movimento: il 27 luglio 2026 il future a settembre ha perso l'8,7%, chiudendo a 88,36 dollari.

In Italia lo shock è stato chirurgico: a giugno 2026 gli energetici non regolamentati crescevano del 12,9% annuo e quelli regolamentati del 9,3% (dal 5,6% di maggio), mentre il "carrello della spesa" si fermava al +1,6%. Negli Stati Uniti lo stesso film, con qualche settimana d'anticipo: il CPI di giugno 2026 segnava 3,5% annuo dal 4,2% di maggio, core al 2,6%, con la Federal Reserve ferma sui fed funds al 3,50%-3,75%. Conta poi un meccanismo poco intuitivo, gli effetti base: poiché il tasso annuo confronta i prezzi di oggi con quelli di dodici mesi fa, un rincaro violento pesa sull'indice per un anno e poi esce dal confronto anche se i prezzi non sono tornati indietro. È il motivo per cui l'inflazione scende mentre le bollette restano care.

Perché l'obiettivo è il 2%

Nella revisione della strategia conclusa nel 2025 la BCE ha confermato un obiettivo simmetrico del 2% a medio termine: simmetrico perché gli scostamenti al rialzo e al ribasso sono ugualmente indesiderabili, a medio termine perché non si insegue ogni oscillazione mensile. Perché non zero? Perché un'inflazione bassa ma positiva permette ai prezzi relativi di aggiustarsi senza tagli nominali dei salari e tiene a distanza la deflazione, che spinge a rinviare gli acquisti e alza il valore reale dei debiti.

Nel 2026 questo si è tradotto in due decisioni. L'11 giugno 2026 il Consiglio direttivo ha alzato all'unanimità i tre tassi di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui rifinanziamenti marginali al 2,65%, con decorrenza dal 17 giugno: primo rialzo dopo il ciclo di tagli avviato nel 2024. Il 23 luglio 2026 i tassi sono rimasti invariati.

Inflazione area euro (HICP)202620272028
Proiezioni Eurosistema (giugno 2026)3,0%2,3%2,0%
Al netto di energia e alimentari2,5%2,5%2,2%
Previsori professionali BCE (luglio 2026)2,7%2,2%2,0%

Nell'indagine BCE presso i previsori professionali le attese di lungo periodo (2031) restavano al 2,0%: è il segnale più importante, perché significa che lo shock del 2026 viene letto come temporaneo.

Il precedente: lo shock 2021-2023

Riaperture post-Covid, strozzature nelle forniture e lo shock energetico seguito all'invasione dell'Ucraina hanno spinto l'HICP dell'area euro a un picco del 10,6% a ottobre 2022.

Inflazione HICP dell'area euro dal 2019 al 2024, con il picco del 2022
Normalità fino al 2020, l'impennata del 2022, il rientro verso l'obiettivo. La serie si ferma al 2024 e non include la risalita del 2026. — Grafico Hub Finanza su dati Eurostat.

Il rientro è stato graduale: media annua dell'8,4% nel 2022, 5,4% nel 2023, 2,4% nel 2024 e 2,1% nel 2025. Ma il livello dei prezzi, una volta salito, non torna indietro: componendo le medie annue del quadriennio 2022-2025 si ottiene un rincaro cumulato di circa il 19,5%. Un paniere che nel 2021 costava 100 € ne costava in media circa 119,50 nel 2025: chi ha tenuto liquidità ferma ha perso circa il 16% del potere d'acquisto.

Perché ti riguarda: l'erosione del potere d'acquisto

La differenza fra il 2% e il 5% non è di grado ma di natura. Quanto vale, in potere d'acquisto, una somma di 100 € lasciata ferma:

Inflazione media annuaDopo 5 anniDopo 10 anniDopo 20 anni
2% (obiettivo BCE)90,57 €82,03 €67,30 €
3% (Italia, giugno 2026)86,26 €74,41 €55,37 €
5%78,35 €61,39 €37,69 €
Grafico: come l'inflazione al 2% e al 5% erode il valore reale di 100 €
Il potere d'acquisto residuo, a parità di somma nominale, con inflazione costante al 2% e al 5%. — Grafico Hub Finanza.

Il concetto operativo si chiama rendimento reale: rendimento nominale meno inflazione. A fine luglio 2026 il tasso sui depositi della BCE era al 2,25%, sotto l'inflazione dell'area euro di giugno (2,8%): anche la liquidità remunerata al tasso di riferimento perdeva terreno. Il BTP decennale rendeva attorno al 3,9-4,0%, con spread sul Bund fra 80 e 84 punti base: contro un'inflazione italiana del 3,0%, circa un punto di rendimento reale lordo, che le imposte riducono ancora.

Gli strumenti nati apposta sono le obbligazioni indicizzate: in Italia il BTP Italia, legato al FOI al netto dei tabacchi, e il BTP€i, legato all'indice armonizzato europeo. Il BTP Italia "Sì", collocato dal 15 al 19 giugno 2026, offre un tasso reale minimo dell'1,60% oltre al recupero dell'inflazione fino al 23 giugno 2031 e ha raccolto 8.842,6 milioni. Attenzione: proteggono dall'inflazione realizzata, non da quella già attesa e quindi già nel prezzo.

Cosa guardare nei prossimi mesi

  1. Il prezzo dell'energia: la variabile che ha riportato l'inflazione europea sopra il 3% è la stessa che può riportarla verso il 2%.
  2. I servizi e i salari: a giugno 2026 i servizi crescevano del 3,2% e pesavano per oltre metà dell'inflazione dell'area euro; il wage tracker BCE, con il 2,7% atteso nel primo trimestre 2027, dirà se si raffreddano.
  3. Le aspettative: quelle dei consumatori sono rientrate dal 4,0% al 3,0% a dodici mesi e stanno al 2,8% sull'orizzonte a tre anni, mentre i previsori professionali restano al 2,0% sul lungo periodo. È il termometro della credibilità della banca centrale.
  4. Le decisioni BCE: dopo la pausa del 23 luglio 2026, la riunione successiva è quella del 10 settembre 2026.
  5. L'inflazione acquisita, il tasso medio annuo che si avrebbe se i prezzi restassero fermi fino a dicembre: a giugno 2026 valeva +2,6% in Italia.

Fonti: Eurostat, dati definitivi HICP di giugno (17/07/2026), maggio (17/06/2026) e marzo 2026 (16/04/2026) e stime rapide del 30/04, 31/03, 03/03 e 04/02/2026; ISTAT, «Prezzi al consumo — giugno 2026» (16/07/2026) e «Nota informativa sul paniere 2026» (23/02/2026); BCE, decisioni di politica monetaria del 23/07/2026, conferenza stampa dell'11/06/2026, proiezioni dell'Eurosistema di giugno 2026, Survey of Professional Forecasters (24/07/2026), indagine sulle aspettative dei consumatori di giugno 2026 (24/07/2026), wage tracker (29/07/2026) e Rapporto annuale 2025; Banca d'Italia, sintesi del riesame della strategia di politica monetaria; MEF, BTP Italia «Sì» (giugno 2026); US Inflation Calculator su dati Bureau of Labor Statistics, CPI di giugno 2026 (14/07/2026); CNBC (27/07/2026) per il Brent. I dati sono soggetti a revisioni; i grafici Hub Finanza hanno finalità illustrative.

Disclaimer: le informazioni fornite in questo articolo sono a scopo puramente informativo e didattico e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria personalizzata. Si raccomanda di consultare un professionista qualificato prima di prendere decisioni di investimento.