Martedì 4 agosto 2026, a mercati americani chiusi, SpaceX pubblica la prima trimestrale della sua storia da società quotata. Sono passate sette settimane dal debutto al Nasdaq del 12 giugno, la più grande offerta pubblica iniziale mai realizzata, e il mercato è già passato dall'euforia al ripensamento: lunedì 3 agosto il titolo SPCX ha chiuso a 114,53 dollari, il 15,2% sotto il prezzo di collocamento di 135 dollari e il 45,8% sotto il massimo di chiusura toccato il 16 giugno. In valore assoluto significa circa 1.270 miliardi di dollari di capitalizzazione evaporati in trentacinque sedute.
Due giorni dopo i conti, giovedì 6 agosto, scatta il primo sblocco delle azioni vincolate: 911,5 milioni di titoli in mano a dipendenti e soci storici diventano vendibili. È la combinazione di questi due appuntamenti — il primo esame dei numeri e la prima ondata di offerta potenziale — a rendere questa settimana il vero battesimo del titolo. E a offrire un banco di prova per l'intera fila di mega quotazioni che segue: Anthropic e OpenAI hanno entrambe depositato il prospetto in forma riservata a giugno.
Sette settimane: dal record al ripensamento
Il collocamento era stato prezzato l'11 giugno a 135 dollari per azione: 555,6 milioni di titoli per 75 miliardi di dollari raccolti, saliti a 85,7 miliardi il 15 giugno quando i collocatori hanno esercitato l'opzione di sovrallocazione su altri 83,3 milioni di azioni. Al prezzo di offerta la società valeva 1.770 miliardi di dollari. Per dare la misura del confronto storico: il precedente record apparteneva a Saudi Aramco, che nel dicembre 2019 aveva raccolto 25,6 miliardi di dollari, 29,4 con la sovrallocazione.
L'operazione è stata costruita in modo insolito anche nella distribuzione: circa il 30% delle azioni è stato riservato agli investitori individuali attraverso Charles Schwab, Fidelity, Robinhood, SoFi ed E*Trade, contro allocazioni retail che nelle grandi IPO restano di norma a una cifra. La domanda complessiva raccolta nel libro ordini ha superato i 250 miliardi di dollari, di cui oltre 100 dal solo canale retail. Il primo giorno di scambi si è chiuso a 160,95 dollari, il 19,2% sopra il collocamento; il 16 giugno il titolo ha segnato il massimo intraday a 225,64 dollari e il massimo di chiusura a 211,39, con una capitalizzazione vicina ai 2.780 miliardi.
Da lì la discesa è stata quasi ininterrotta. A metà luglio il titolo è scivolato sotto il prezzo di collocamento e il 31 luglio ha chiuso a 108,37 dollari, il minimo di periodo, prima del rimbalzo del 5,7% di lunedì 3 agosto alla vigilia dei conti.

Cosa il mercato si aspetta dai conti
Il consenso degli analisti colloca i ricavi del secondo trimestre fra 6,82 e 6,9 miliardi di dollari — 6,9 secondo la raccolta di Visible Alpha — contro i 4,69 miliardi del primo trimestre 2026. Sulla redditività le stime sono molto più incerte: la perdita per azione attesa è intorno ai 26 centesimi, ma le singole previsioni vanno da una perdita di 1,26 dollari a un utile di 33 centesimi. Una dispersione di quell'ampiezza, al primo trimestre di copertura, dice soprattutto che gli analisti non hanno ancora un modello condiviso di questa società.
Il punto di partenza è il bilancio 2025 depositato con il modulo S-1 alla SEC il 20 maggio 2026: 18,7 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 33% sul 2024, EBITDA rettificato di 6,6 miliardi, perdita operativa di 2,6 miliardi e perdita netta di 4,9 miliardi. Il primo trimestre 2026 ha aggiunto 1,9 miliardi di perdita operativa e 4,28 di perdita netta.
La struttura dei conti spiega perché il titolo sia così sensibile alla trimestrale. Un solo segmento genera cassa.

Starlink — il segmento Connettività — ha fatto 11,4 miliardi di ricavi nel 2025 (+50%) con 7,2 miliardi di EBITDA di segmento. I lanci, il mestiere originario, hanno prodotto 4,1 miliardi di ricavi (+8%) e 653 milioni di EBITDA su 170 missioni, circa l'85% dei lanci orbitali mondiali. Il segmento intelligenza artificiale, nato dall'incorporazione di xAI perfezionata il 2 febbraio 2026 con una fusione tutta in azioni che ha valutato l'entità combinata 1.250 miliardi di dollari, ha portato 3,2 miliardi di ricavi e un EBITDA negativo per 1,2 miliardi — assorbendo però 12,7 dei 20,7 miliardi di investimenti dell'esercizio.
Tre numeri, dentro la trimestrale, contano più degli altri. Il primo sono gli abbonati Starlink: 10,3 milioni al 31 marzo 2026 in 164 Paesi, raddoppiati in un anno. Il secondo è il ricavo medio per abbonato, sceso a 66 dollari al mese nel primo trimestre 2026 dagli 81 del 2024: la crescita dei volumi sta arrivando a prezzi decrescenti, ed è lì che si misura se il segmento resta profittevole mentre si espande. Il terzo è la cassa: 15,9 miliardi al 31 marzo contro i 24,7 di fine 2025, a fronte di 29,1 miliardi di debito. È anche per questo che l'IPO è stata dimensionata come è stata dimensionata.
Sul fronte industriale il trimestre ha due elementi favorevoli. Il 5 giugno è stato annunciato l'accordo con Google Cloud: 920 milioni di dollari al mese per circa 110.000 processori grafici e la relativa capacità di calcolo, da ottobre 2026 a giugno 2029, per un valore complessivo intorno ai 30 miliardi. E il 25 luglio Starship ha completato con successo il tredicesimo volo di prova, rilasciando venti satelliti Starlink V3, benché l'accensione finale per l'ammaraggio del propulsore sia riuscita solo in parte. La prima guidance sull'intero 2026 — la prima previsione ufficiale che la società abbia mai fornito — dirà quanto di tutto questo è già nei conti.
Gli analisti, per ora, restano ampiamente positivi: Morgan Stanley conferma il giudizio overweight con obiettivo 300 dollari, Goldman Sachs ha avviato la copertura con buy e obiettivo 205. Il consenso raccolto da MarketBeat conta 23 giudizi di acquisto, sei neutrali e uno di vendita, con un obiettivo medio di 239 dollari; il ventaglio delle stime, però, va da 115 a 800 dollari.
Il muro del 6 agosto: quando la vested equity diventa vendibile
Chi lavora in SpaceX ha accumulato per anni azioni maturate — vested equity — che finché la società era privata potevano essere monetizzate solo nelle finestre di riacquisto organizzate dall'azienda. La quotazione cambia la natura del problema: da giovedì 6 agosto quelle azioni possono essere vendute sul mercato, e il calendario dello sblocco è scaglionato.

La prima tranche riguarda il 20% delle circa 4,6 miliardi di azioni vincolate dei soci non fondatori: 911,5 milioni di titoli, che ai prezzi del 3 agosto valgono circa 104 miliardi di dollari. Per avere un termine di paragone, è una volta e mezza l'intero collocamento di giugno. Lo sblocco è incondizionato: avviene comunque, a prescindere dal prezzo.
Una seconda tranche da 455,8 milioni di azioni era subordinata al fatto che il titolo chiudesse sopra 175,50 dollari in cinque sedute su dieci consecutive. Con il titolo a 114,53 dollari, il 35% sotto quella soglia, la condizione non si è verificata: quelle azioni slittano all'8 dicembre 2026, quando scade il blocco integrale dei 180 giorni e si liberano fino a 3.689 milioni di titoli residui. Le 6,4 miliardi di azioni di Elon Musk — il 48,6% del capitale ma l'85,1% dei diritti di voto, grazie alla struttura a doppia classe — restano vincolate fino al 12 giugno 2027.
Va detto con precisione: uno sblocco non è una vendita. Determina quante azioni possono arrivare sul mercato, non quante ne arriveranno. Il dato da guardare, nelle sedute successive al 6 agosto, non è il prezzo ma i volumi: sono quelli a dire quanta di quell'offerta si è effettivamente materializzata.
La lezione di Meta, che il 2026 sta ricalcando
Il precedente più istruttivo ha quattordici anni. Facebook si quotò il 18 maggio 2012 a 38 dollari, chiuse la prima seduta a 38,23 — un rialzo dello 0,6%, praticamente nulla — e da lì cominciò a scendere. Il 4 settembre 2012 chiuse a 17,73 dollari, meno della metà del prezzo di collocamento. Nel mezzo, ad agosto, era scaduto il primo blocco su 271 milioni di azioni. A dodici mesi esatti dal debutto il titolo valeva 25,76 dollari, il 32,2% sotto il collocamento, e ci vollero quattordici mesi e mezzo, fino al 31 luglio 2013, perché tornasse ai 38 dollari di partenza.
Il seguito è la parte che di solito si dimentica quando si cita quel disastro: alla chiusura del 3 agosto 2026 Meta vale 590,24 dollari, quindici volte e mezzo il prezzo di collocamento. Il primo anno non aveva detto nulla sul decennio.

Attenzione però al rovescio della medaglia, perché esiste ed è altrettanto documentato. Rivian si quotò nel novembre 2021 a 78 dollari, arrivò a valere oltre il doppio nelle prime sedute, chiuse il primo anno a −57,7% e il 3 agosto 2026 quotava 15,36 dollari: l'80% sotto il collocamento, quasi cinque anni dopo. Un primo anno negativo non è una condanna, ma non è nemmeno una garanzia di riscatto. La differenza, nei due casi, l'ha fatta la capacità dell'azienda di convertire la crescita in cassa.
Undici grandi IPO, un solo insegnamento
Allargando lo sguardo a undici fra le quotazioni più rilevanti degli ultimi vent'anni, il quadro che emerge è meno consolatorio di quanto la narrativa sulle IPO lasci intendere.

Cinque titoli su undici, dopo dodici mesi, erano sotto il prezzo di collocamento; la mediana del campione è un modesto +5,9%, sostenuta agli estremi da Reddit (+240,3%), Alphabet (+229,7%) e Arm (+171,4%). Soprattutto, il legame fra il botto del primo giorno e il rendimento a un anno è debole: il coefficiente di correlazione per ranghi si ferma a 0,26. Snap guadagnò il 44% al debutto e a dodici mesi era a +5,9%; Alibaba fece +38,1% il primo giorno e chiuse l'anno a −6%; CoreWeave chiuse il debutto esattamente al prezzo di collocamento e dodici mesi dopo era a +72,9%. Undici casi non sono un modello statistico, ma bastano a smontare l'idea che il primo giorno di scambi sia un indicatore.
Nel confronto, SpaceX è arrivata al mercato con una peculiarità che nessuna delle undici aveva: una perdita netta di 4,9 miliardi di dollari nell'ultimo esercizio chiuso e investimenti pari a più di una volta i ricavi. È una struttura che rende il titolo molto sensibile alle attese sul futuro e poco ancorato ai risultati correnti — l'esatto profilo che, nelle fasi di avversione al rischio, si muove per primo e più degli altri.
La fila dietro: Anthropic e OpenAI

L'esito del debutto di SpaceX pesa direttamente sulle due operazioni che dovrebbero seguirla. Anthropic ha chiuso il 28 maggio 2026 un aumento di capitale da 65 miliardi di dollari a una valutazione post-money di 965 miliardi — il round di serie H, guidato fra gli altri da Altimeter, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia — dichiarando ricavi ricorrenti annualizzati superiori a 47 miliardi. Ha depositato il prospetto in forma riservata il 1º giugno e, secondo CNBC, a metà luglio le banche incaricate (Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan) stavano organizzando gli incontri con gli investitori per una quotazione già a ottobre.
OpenAI ha raccolto 122 miliardi di dollari a marzo 2026 a una valutazione post-money di 852 miliardi e ha anch'essa depositato in forma riservata a giugno. La direttrice finanziaria Sarah Friar aveva indicato a gennaio 2026 il superamento dei 20 miliardi di ricavi annualizzati; le proiezioni interne riportate dalla stampa indicano perdite intorno ai 14 miliardi per il 2026. Dopo l'andamento del titolo SpaceX, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche la società starebbe valutando di rinviare la quotazione al 2027. Nessuna delle due date è confermata dalle società: al momento sono depositi riservati e indiscrezioni.
Il collegamento è meccanico. SpaceX è il precedente di riferimento sul quale i collocatori tarano prezzo e dimensione delle prossime operazioni. Se un'offerta da 1.770 miliardi di valutazione, con il 30% del collocato in mano al pubblico retail, dopo sette settimane tratta il 15% sotto il prezzo di emissione, il libro ordini della prossima mega IPO si costruisce con ipotesi diverse.
Cosa guardare, in ordine
Stasera, nel comunicato e nella conference call fissata alle 22:30 italiane, i numeri che spostano il giudizio sono cinque: i ricavi rispetto alla forchetta 6,82-6,9 miliardi; gli abbonati Starlink e soprattutto il ricavo medio per abbonato, che dirà se la crescita dei volumi sta erodendo i margini; il margine del segmento Connettività, l'unico che deve finanziare le perdite degli altri due; il piano di investimenti dopo i 20,7 miliardi del 2025; e la prima guidance annuale, con l'indicazione di quanto del contratto Google sia già contabilizzato.
Poi, da giovedì, il secondo esame: i volumi di scambio dopo lo sblocco. E infine, l'8 dicembre, quando cade il blocco residuo. Per un titolo che capitalizza circa 1.508 miliardi di dollari a fronte di 18,7 miliardi di ricavi — ottanta volte il fatturato dell'ultimo esercizio chiuso — la sequenza dei prossimi quattro mesi conta più di qualsiasi singola trimestrale. La storia delle grandi quotazioni suggerisce che il verdetto non arriverà né stasera né giovedì: arriverà quando si vedrà se Starlink riesce a finanziare l'intelligenza artificiale prima che la cassa si consumi.
Fonti
Dati di bilancio e struttura del capitale dal modulo S-1 depositato da Space Exploration Technologies alla SEC il 20 maggio 2026. Dettagli del collocamento, esercizio della sovrallocazione e cronaca del debutto da CNBC, Forbes e Reuters (11-16 giugno 2026). Calendario e condizioni del lock-up dal prospetto di quotazione, ripresi da CNBC (21 luglio 2026), Investing.com e Yahoo Finance. Stime di consenso sul secondo trimestre da Visible Alpha, Seeking Alpha e S&P Global Market Intelligence; giudizi e obiettivi di prezzo da Benzinga, TipRanks e MarketBeat. Accordo con Google Cloud da CNBC (5 giugno 2026). Tredicesimo volo di prova di Starship da ANSA e Treccani (25 luglio 2026). Aumento di capitale e prospetto riservato di Anthropic da Reuters, ripresa da NBC News e TechCrunch (28 maggio 2026), e da CNBC (15 luglio 2026); dati OpenAI da Reuters, Barchart e dichiarazioni pubbliche della società. Quotazioni, prezzi di collocamento, chiusure del primo giorno e rendimenti a dodici mesi elaborati alla chiusura del 3 agosto 2026; nessuno dei titoli utilizzati nei confronti ha subito frazionamenti nel periodo considerato, fatta eccezione per Alphabet, per la quale sono stati usati i valori non rettificati del 2004 e del 2005. Calcoli su capitalizzazione, multipli, mediane e correlazione sono elaborazioni della redazione sui dati citati.
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