I mercati globali hanno vissuto un giovedì di forte avversione al rischio, con l'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran che si è estesa al Mar Rosso e ha spinto il petrolio fin sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile nei momenti di massima tensione. A pesare sui listini europei, oltre alla geopolitica, anche una stagione di trimestrali a due facce: conti deludenti nel tech (Stm su tutti) e nel lusso, risultati solidi ma accolti freddamente nel settore bancario. La Bce, come atteso, ha lasciato i tassi invariati, ma il rialzo dei prezzi energetici riaccende i timori di inflazione e spinge i rendimenti obbligazionari.
Medio Oriente: gli Houthi aprono il fronte del Mar Rosso
La notizia che ha dominato la giornata è arrivata dal Mar Rosso: i ribelli Houthi dello Yemen, alleati di Teheran, hanno rivendicato l'attacco a due petroliere saudite, aprendo di fatto un nuovo fronte nella guerra tra Stati Uniti e Iran in corso da circa due settimane. L'attacco segue l'annuncio, all'inizio della settimana, di un vero e proprio embargo marittimo degli Houthi contro l'Arabia Saudita, e sposta i riflettori su Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden: un chokepoint che i mercati temono possa trasformarsi in un "secondo Stretto di Hormuz".
Il quadro era già critico sul fronte di Hormuz, da cui transita circa il 20% dell'offerta mondiale di greggio: il traffico commerciale attraverso lo stretto è di fatto paralizzato dopo che i Pasdaran hanno minacciato di "dare alle fiamme" qualsiasi nave in transito, e Teheran è arrivata a minacciarne la chiusura completa. Con l'attacco odierno nel Mar Rosso, anche la rotta alternativa verso Suez finisce sotto tiro.

La risposta di Washington non si è fatta attendere. Il presidente Donald Trump ha minacciato una "punizione militare massiccia" contro gli Houthi e ha dichiarato che gli Stati Uniti riterranno l'Iran direttamente responsabile degli attacchi dei suoi alleati yemeniti. Sul piano interno, la Camera Usa ha approvato uno stanziamento da 95 miliardi di dollari per le operazioni militari nella regione, mentre l'amministrazione ha messo in campo misure di sostegno al traffico marittimo, tra cui coperture assicurative contro il rischio di guerra e scorte navali per le navi commerciali nel Golfo.
Petrolio: il WTI supera i 100 dollari intraday, poi si assesta sui 93. Gas in tensione
La reazione delle materie prime energetiche è stata immediata. Il petrolio americano WTI (US Oil) è arrivato a superare intraday i 100 dollari al barile — soglia che non toccava da maggio — per poi assestarsi in area 93 dollari, con un rialzo di circa l'8% sui massimi da inizio conflitto. In scia anche il Brent, il riferimento internazionale, salito in area 97-100 dollari. Goldman Sachs avverte che un'ulteriore escalation del conflitto potrebbe spingere il greggio fino a 120 dollari. In rialzo anche il gas naturale europeo, con il TTF di Amsterdam oltre i 63 euro al megawattora.

L'oro, invece, ha smentito il copione dell'asset rifugio: dopo il rally di mercoledì, il metallo giallo ha ripiegato di circa il 2,5%, tornando in area 4.050-4.090 dollari l'oncia, penalizzato dalle prese di profitto e dalla risalita dei rendimenti obbligazionari.
Ecco l'andamento del WTI (US Oil) in tempo reale, per seguire da vicino l'escursione di prezzo delle ultime sedute:
Piazza Affari maglia nera: crolla Stm, tengono energia e difesa
In questo contesto, le borse europee hanno chiuso in calo generalizzato, con Milano peggiore del continente. Il Ftse Mib, partito in ribasso dell'1,45% a quota 51.978 punti, ha progressivamente accelerato al ribasso fino a cedere circa il 2,5% negli ultimi scambi, in area 51.400 punti, secondo gli aggiornamenti di fine seduta. Più contenute le perdite degli altri listini: il Dax di Francoforte ha lasciato sul terreno circa mezzo punto percentuale, il Cac 40 di Parigi circa l'1%, mentre il Ftse 100 di Londra ha chiuso poco sotto la parità.

A zavorrare Piazza Affari non è stata solo la geopolitica. Stmicroelectronics è crollata dopo la trimestrale, arrivando a perdere oltre il 15% (con punte intraday vicine al -17%), tradita da una guidance giudicata troppo prudente dal mercato. Pesante anche Moncler, in calo di circa l'8% nonostante conti semestrali positivi, in un settore lusso sotto pressione. Unicredit ha ceduto terreno (tra il -2% e il -4,8% nei vari momenti della seduta) nonostante utili record, dopo che l'ad Andrea Orcel ha raffreddato le aspettative sul risiko bancario, pur senza chiudere alla possibilità di un dossier Commerzbank nell'ultimo trimestre dell'anno.
In controtendenza i titoli energetici e della difesa, sostenuti rispettivamente dal rally del greggio e dal riarmo: Eni ha guadagnato fino al 3%, bene anche Leonardo e Saipem. Brilla Amplifon (+3% circa), promossa a Buy da Citi con target price a 16,50 euro.
Bce ferma sui tassi, ma il petrolio riaccende i timori di inflazione
Nella riunione odierna la Banca centrale europea ha lasciato i tassi invariati, con il tasso sui depositi al 2,25%, confermando un atteggiamento di cautela in pieno shock energetico. Ma il mercato guarda già oltre: secondo gli analisti di ING un rialzo a settembre è "probabile, specialmente se i prezzi del petrolio continueranno a salire". I rendimenti a breve si sono mossi di conseguenza, con lo Schatz tedesco a 2 anni al 2,87%, massimo da agosto 2024.
Sul fronte italiano, nessuna tensione sullo spread: il differenziale Btp-Bund è rimasto stabile in area 81-84 punti base per tutta la seduta, con il rendimento del decennale italiano attorno al 4%. Un quadro di sostanziale calma sul debito sovrano, che conferma come la crisi attuale sia percepita dai mercati come uno shock energetico e azionario, non come una crisi del credito dell'Eurozona.
Sul mercato dei cambi, l'euro si è mantenuto stabile sopra quota 1,14 contro il dollaro (in area 1,142-1,143), con il biglietto verde sostanzialmente piatto sulle principali controparti.
Focus Stati Uniti: Wall Street in rosso a metà seduta, vola la volatilità
A mercati europei chiusi, Wall Street viaggiava in deciso ribasso, con la seduta ancora in corso (la borsa Usa termina alle 22 ora italiana): i valori qui riportati sono dunque intraday e possono cambiare fino alla campanella di chiusura. A metà seduta l'S&P 500 cedeva l'1% a 7.424 punti, il Dow Jones lo 0,96% a 51.715 punti e il Nasdaq Composite l'1,86% a 25.212 punti, con l'indice della paura Vix in rialzo di oltre il 15% sopra quota 19. Il rendimento del Treasury decennale è salito sui massimi da circa 18 mesi, complice il ritorno dei timori di inflazione da energia.

A pesare sul listino tecnologico sono state soprattutto le trimestrali: Tesla ha accusato forti vendite dopo che Elon Musk ha definito il 2026 un "anno di capex massicci" tra robotaxi, robot Optimus e data center, mentre Alphabet è scesa nonostante conti solidi, per l'ennesimo rialzo delle previsioni di spesa in infrastrutture AI che alimenta i dubbi degli investitori sui ritorni dell'intelligenza artificiale. Sul fronte macro, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione si sono fermate a 187mila, meglio delle 210mila attese.
In Asia, il Nikkei di Tokyo aveva chiuso in controtendenza a +0,46% a 66.423 punti, sostenuto dai conti delle Big Tech americane pubblicati mercoledì sera.
Bitcoin in laterale: la crypto non fa (ancora) da rifugio
Il Bitcoin è rimasto sostanzialmente stabile, in calo frazionale dello 0,6% circa in area 65.700 dollari, all'interno del range 64.000-66.800 dollari che lo contiene da giorni. La principale criptovaluta consolida così il recupero del 13% messo a segno dal minimo di inizio luglio a 57.750 dollari, senza però beneficiare della domanda di beni rifugio: in un contesto di risk-off, gli investitori continuano a preferire energia e dollaro.
Dati aggiornati alla chiusura dei mercati europei del 23 luglio 2026 (ore 17:45 circa); i valori di Wall Street si riferiscono alla seduta ancora in corso.
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