Venerdì 24 luglio 2026 si apre con l'entrata in vigore dei nuovi dazi statunitensi motivati dal contrasto al lavoro forzato, una mossa che aggiunge un ulteriore fattore di incertezza a una settimana già nervosa per i mercati. Le nuove tariffe si sommano ai timori sui costi dell'intelligenza artificiale, al calo dei titoli dei chip e alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, mentre Washington apre contemporaneamente un nuovo fronte commerciale con l'Unione Europea.

I nuovi dazi USA e il fronte con l'Europa

I dazi entrati in vigore alle 00:01 (ora della costa Est) di venerdì 24 luglio 2026 sono una misura della Sezione 301 annunciata dall'ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) il 23 luglio: colpiscono le importazioni da 60 economie, con aliquote comprese tra il 10% e il 12,5% a seconda del Paese. La motivazione ufficiale è il contrasto al lavoro forzato: Washington contesta ai partner un'applicazione ritenuta insufficiente dei divieti sui beni prodotti con lavoro coatto. Nell'elenco figurano tra gli altri Canada, Messico, Cina, India, Vietnam, Unione Europea, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Svizzera: complessivamente circa il 99% delle importazioni statunitensi, con alcune specifiche esenzioni.

I nuovi dazi USA della Sezione 301 contro il lavoro forzato: aliquota minima 10 per cento, aliquota massima 12,5 per cento, in vigore dal 24 luglio 2026 su 60 economie pari a circa il 99 per cento dell'import USA
La banda tariffaria dei nuovi dazi USA "lavoro forzato" (Sezione 301): dal 10% al 12,5% a seconda del Paese, su 60 economie pari a circa il 99% dell'import statunitense. Grafico: Hub Finanza.

Distinto, ma complementare, è il fronte che si apre con Bruxelles. Sempre venerdì, il Presidente Donald Trump ha annunciato l'avvio "immediato" di una nuova indagine ai sensi della Sezione 301 sulle pratiche commerciali dell'Unione Europea, minacciando dazi come ritorsione per le multe imposte alle grandi aziende tecnologiche americane. Il riferimento è alle sanzioni comminate a Google — una multa da 2,95 miliardi di euro (circa 3,45 miliardi di dollari) per pratiche anticoncorrenziali nell'ad-tech, che si aggiunge a una precedente da 890 milioni di euro — con Trump che ha citato anche Apple, Meta e Amazon tra le società a suo dire "eccessivamente" sanzionate. Un'indagine che, se confermerà pratiche commerciali ritenute sleali, potrebbe tradursi in nuovi dazi sui beni europei, inasprendo relazioni già fragili.

La reazione dei mercati azionari

A Wall Street la seduta di venerdì si è chiusa in ordine sparso, senza il rimbalzo pieno che alcuni operatori attendevano dopo il calo di giovedì. Il Dow Jones Industrial Average (^DJI) ha guadagnato lo 0,46%, a 51.947,25 punti (+235,60), mentre l'S&P 500 (^GSPC) ha chiuso sostanzialmente invariato, in rialzo di appena lo 0,05% a 7.411,98 punti. Il Nasdaq 100 (NDX), a forte vocazione tecnologica, è andato invece in netta controtendenza, cedendo l'1,15% a 28.128,34 punti, ancora zavorrato dalle vendite sui chip.

Variazione della seduta di venerdì 24 luglio 2026 dei principali indici di Wall Street: Dow Jones più 0,46 per cento, S&P 500 più 0,05 per cento, Nasdaq 100 meno 1,15 per cento
Wall Street venerdì 24 luglio: il Dow tiene (+0,46%), l'S&P 500 chiude piatto (+0,05%), il Nasdaq 100 cede oltre l'1% (-1,15%). Grafico: Hub Finanza.

Il quadro settimanale resta negativo: tutti e tre i principali indici hanno chiuso in calo, con l'S&P 500 in flessione di circa lo 0,6% e il Nasdaq in ribasso di circa il 2% sull'arco delle cinque sedute. È la seconda settimana consecutiva in rosso per l'S&P 500 e per il Nasdaq, un segnale di raffreddamento dopo la corsa dei mesi precedenti, alimentato dai dubbi sulla spesa nell'intelligenza artificiale, dal rialzo del petrolio e dalle tensioni in Medio Oriente.

Tech e chip sotto pressione

Il cuore delle vendite è ancora una volta la tecnologia. Giovedì 23 luglio i titoli delle sette maggiori società tecnologiche (le "Magnificent Seven") avevano bruciato collettivamente quasi 800 miliardi di dollari di capitalizzazione, in una giornata dominata dalle preoccupazioni per i costi crescenti degli investimenti nell'intelligenza artificiale.

Emblematico il caso di Intel (INTC): il titolo ha perso quasi l'8% venerdì nonostante una trimestrale sopra le attese — utile per azione di 0,42 dollari, circa il doppio delle stime, e ricavi a 16,1 miliardi di dollari — penalizzato dai piani di spesa in conto capitale, attesi oltre i 20 miliardi di dollari nel 2026. Debolezza diffusa anche sui produttori di memorie, con SanDisk in calo di quasi l'11% e vendite generalizzate sul comparto semiconduttori.

Il contesto: petrolio, obbligazioni e macro

Oltre alle tensioni commerciali e alla volatilità dei tecnologici, il quadro è influenzato da altri fattori:

  • Petrolio: il Brent ha chiuso in area 96,8 dollari al barile (circa -4% nella giornata) e il WTI attorno agli 89 dollari (-3% circa). Entrambi restano in guadagno settimanale dopo aver toccato quota 100 dollari nei giorni precedenti, sostenuti dalle tensioni in Medio Oriente; qualche notizia su possibili colloqui tra Stati Uniti e Iran ha poi allentato la pressione.
  • Rendimenti obbligazionari: i rendimenti restano elevati, aggiungendo pressione sui costi di finanziamento e riducendo l'appeal relativo dell'azionario.
  • Attività economica USA: secondo i dati flash PMI di S&P Global, a luglio l'attività economica statunitense è cresciuta al ritmo più rapido degli ultimi otto mesi, complice anche l'effetto dei Mondiali di calcio ospitati in Nord America.

In sintesi, i mercati navigano tra spinte contrastanti: nuove barriere commerciali, dubbi sui ritorni degli investimenti nell'intelligenza artificiale e un caro-energia che complica il cammino della disinflazione. Per gli investitori, la ricerca di stabilità resta una sfida aperta.


Dati di mercato riferiti alla chiusura di venerdì 24 luglio 2026, incrociati su fonti pubbliche (CNBC, Yahoo Finance, Bloomberg, USTR/Global Trade Alert) e soggetti a revisione. I grafici Hub Finanza hanno finalità illustrative.

Disclaimer: le informazioni fornite in questo articolo sono a scopo puramente informativo e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria personalizzata. Si raccomanda di consultare un professionista prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.