Nel pomeriggio di mercoledì 29 luglio 2026 il rendimento del BTP decennale viaggiava intorno al 3,98% e quello del Bund tedesco intorno al 3,14%: fra i due c'erano poco più di ottanta punti base, cioè otto decimi di punto percentuale. È lo spread, la parola che negli anni della crisi del debito ha aperto i telegiornali e che oggi, a forza di essere ripetuta, viene spesso citata senza sapere davvero che cosa misuri.
Questa guida spiega che cos'è, come si legge, che cosa lo muove e — soprattutto — quali sono gli errori di interpretazione più comuni. I numeri citati sono ancorati alle rispettive date: lo spread cambia ogni giorno, i meccanismi che lo governano no.
Che cosa misura davvero
Lo spread BTP-Bund è la differenza fra il rendimento del titolo di Stato italiano a dieci anni e quello del titolo di Stato tedesco a dieci anni, espressa in punti base. Un punto base è un centesimo di punto percentuale: 100 punti base equivalgono all'1%.
Il Bund viene usato come riferimento perché la Germania è considerata l'emittente più solido dell'area euro: stesso mercato, stessa valuta, stessa banca centrale, ma un rischio di credito percepito come minimo. Confrontare due titoli decennali in euro serve proprio a isolare una sola variabile: quanto in più gli investitori chiedono all'Italia per prestarle denaro alla stessa scadenza. Questo di più è il premio al rischio.
Attenzione a un dettaglio che sfugge quasi sempre: lo spread non è il costo del debito italiano. Il costo è il rendimento pieno (il 3,98% del 29 luglio 2026), di cui lo spread rappresenta solo la porzione aggiuntiva rispetto alla Germania. Uno spread basso con rendimenti alti costa allo Stato più di uno spread alto con rendimenti bassissimi. È esattamente quello che è successo negli ultimi anni.
Il premio al rischio e il livello dei tassi sono due cose diverse
Il modo più rapido per capirlo è guardare che cosa è successo nella prima metà del 2026. Secondo i dati mensili della Banca centrale europea, il rendimento medio del BTP decennale è passato dal 3,388% di febbraio al 3,734% di giugno: circa 35 punti base in più. Eppure lo spread, nello stesso periodo, è salito solo da 64 a 77 punti base, perché anche il Bund è rincarato (dal 2,744% al 2,964%).
La spiegazione sta nella politica monetaria. Dopo aver portato il tasso sui depositi al 2,00% l'11 giugno 2025, il Consiglio direttivo della BCE lo ha rialzato al 2,25% con efficacia dal 17 giugno 2026, di fronte a uno shock energetico che ha riportato l'inflazione dell'area euro sopra l'obiettivo. Nella riunione del 23 luglio 2026 i tassi sono rimasti fermi: l'inflazione era scesa al 2,8% a giugno dal 3,2% di maggio, ma — ha spiegato la BCE — gli effetti dello shock «devono ancora manifestarsi appieno» e l'inflazione dovrebbe restare ben sopra il 2% fino alla prima metà del 2027.
Morale: i rendimenti di tutti i titoli europei sono saliti insieme, soprattutto per ragioni di politica monetaria comuni all'area euro. Il premio al rischio italiano, misurato dallo spread, si è allargato in misura contenuta — da 64 a 77 punti base — restando su livelli storicamente bassi.
La fotografia del 29 luglio 2026
Ecco come si presentava la curva dei principali emittenti dell'area euro nel pomeriggio del 29 luglio 2026.
| Titolo decennale | Rendimento | Spread sul Bund |
|---|---|---|
| Germania (Bund) | 3,14% | — |
| Spagna (Bonos) | 3,60% | 46 pb |
| Grecia | 3,85% | 71 pb |
| Francia (OAT) | 3,93% | 79 pb |
| Italia (BTP) | 3,98% | 83 pb |
Rendimenti arrotondati al centesimo di punto: lo spread indicato è quello di chiusura rilevato dal mercato, che sui valori non arrotondati non coincide esattamente con la differenza fra le due cifre riportate.
Due dettagli meritano attenzione. Il primo: la Grecia, che ha un rapporto debito/PIL più alto dell'Italia (146,1% contro 137,1% a fine 2025, dati Eurostat), paga meno dell'Italia. Il livello del debito, da solo, non spiega il premio al rischio: contano la traiettoria, la credibilità e il giudizio delle agenzie. Il secondo: il divario fra BTP e OAT francese si è quasi chiuso. Nelle medie mensili della BCE il rendimento italiano è stato più basso di quello francese per tre mesi consecutivi — dicembre 2025, gennaio e febbraio 2026 — una cosa che non accadeva da anni.
Che cosa fa muovere il differenziale
- Il rischio di credito percepito. Non tanto il livello del debito, quanto la sua direzione: un debito alto ma in discesa, con un avanzo primario, viene prezzato meglio di un debito più basso ma in peggioramento.
- La politica interna. L'incertezza sulla tenuta di un governo o sulla legge di bilancio si scarica sullo spread in poche sedute, spesso prima ancora che i conti pubblici cambino davvero.
- La banca centrale. Gli acquisti di titoli comprimono i differenziali; il loro ritiro li riapre. Dal 21 luglio 2022 la BCE dispone inoltre del Transmission Protection Instrument (TPI), uno strumento di acquisto illimitato attivabile contro dinamiche di mercato «ingiustificate e disordinate». Non è mai stato attivato fino a luglio 2026: agisce soprattutto come deterrente.
- Il ciclo globale dei tassi. Quando i rendimenti salgono ovunque, i Paesi più indebitati tendono ad allargare di più; quando scendono, avviene il contrario.
- La liquidità del mercato. In agosto o durante uno shock improvviso bastano volumi modesti per muovere il differenziale di parecchi punti base senza che sia cambiato nulla nei fondamentali.
- Le agenzie di rating. Un miglioramento del giudizio segnala un rischio minore e, quando fa attraversare soglie rilevanti per i mandati di investimento — in primo luogo quella dell'investment grade — allarga la platea dei compratori. Per l'Italia, già investment grade presso tutte le agenzie, l'effetto passa soprattutto dalla percezione del rischio più che dai vincoli di mandato.
I numeri della storia
La tabella seguente riporta le medie mensili dei rendimenti decennali calcolate dalla BCE (criterio di convergenza di Maastricht) nei momenti che hanno segnato la storia recente. Essendo medie di periodo, i massimi giornalieri sono stati più alti.
| Periodo | BTP 10 anni | Bund 10 anni | Spread |
|---|---|---|---|
| Marzo 2005 (fra i minimi dell'era euro) | 3,84% | 3,70% | 14 pb |
| Agosto 2008 (pre-Lehman) | 4,81% | 4,20% | 61 pb |
| Novembre 2011 (crisi del debito) | 7,06% | 1,87% | 519 pb |
| Luglio 2012 («whatever it takes») | 6,00% | 1,24% | 476 pb |
| Novembre 2018 (scontro sul bilancio) | 3,39% | 0,31% | 308 pb |
| Maggio 2020 (shock Covid) | 1,76% | −0,52% | 228 pb |
| Ottobre 2022 (stretta BCE) | 4,53% | 2,19% | 235 pb |
| Dicembre 2024 | 3,32% | 2,18% | 114 pb |
| Febbraio 2026 (minimo dal 2008) | 3,39% | 2,74% | 64 pb |
| Giugno 2026 | 3,73% | 2,96% | 77 pb |

Il quadro d'insieme è più eloquente dei singoli picchi. Calcolate sulle medie mensili della BCE, le medie annue dello spread sono state di 281 punti base nel 2011, 400 nel 2012 (l'anno peggiore di sempre), 221 nel 2018, 201 nel 2022, 139 nel 2024, 98 nel 2025 e circa 76 nel primo semestre 2026. Il minimo mensile di febbraio 2026, a 64 punti base, non si vedeva dall'agosto 2008, cioè dal mese precedente il fallimento di Lehman Brothers.
Perché lo spread è sceso mentre il debito saliva
È il paradosso apparente degli ultimi tre anni. Il debito pubblico italiano è passato da 2.967,0 miliardi di euro a fine 2024 a 3.095,9 miliardi a fine 2025, e il rapporto debito/PIL è risalito dal 134,7% al 137,1%, arrivando al 138,9% nel primo trimestre 2026 (Eurostat). Eppure il premio al rischio si è dimezzato. Le ragioni sono principalmente quattro.
Primo: il deficit. L'indebitamento netto italiano è sceso dall'8,1% del PIL nel 2022 al 7,1% nel 2023, al 3,4% nel 2024 e al 3,1% nel 2025. È la variabile che i mercati guardano con più attenzione, perché è il flusso che alimenta lo stock.
Secondo: i rating. Fra aprile 2025 e gennaio 2026 tutte le principali agenzie hanno migliorato o confermato al rialzo il giudizio sull'Italia. Il caso più significativo è quello di Moody's, che il 21 novembre 2025 ha promosso l'Italia a Baa2: il primo miglioramento in ventitré anni.
| Agenzia | Giudizio | Data |
|---|---|---|
| S&P Global Ratings | BBB+ | 11 aprile 2025 |
| Fitch Ratings | BBB+ | 19 settembre 2025 |
| Morningstar DBRS | A (low) | 17 ottobre 2025 |
| Scope Ratings | BBB+ | 31 ottobre 2025 |
| Moody's | Baa2 | 21 novembre 2025 |
La tabella riporta l'ultima azione di rating del 2025: nel caso di Scope si trattò di una conferma del BBB+ con outlook portato a positivo, non di una promozione. Nel 2026 i giudizi sono stati tutti confermati: S&P ha alzato l'outlook a positivo il 30 gennaio, Fitch ha ribadito il BBB+ il 13 marzo, Morningstar DBRS la A (low) il 17 aprile e S&P ha confermato BBB+ con outlook positivo il 15 maggio.
Terzo: la struttura del debito. Secondo il Ministero dell'Economia, al 30 giugno 2026 i titoli di Stato in circolazione ammontavano a 2.720,3 miliardi, con una vita media di 6,95 anni — molto più lunga dei 5,76 anni del 2000, anche se leggermente sotto i massimi recenti (7,11 anni nel 2021 e 7,00 anni a fine 2024). Più lunga è la vita media, più lentamente un rialzo dei tassi si trasmette al bilancio pubblico: è un ammortizzatore. Il costo medio all'emissione, nel frattempo, è sceso dal 3,41% del 2024 al 2,75% del 2025.
Quarto: il confronto. Lo spread è un numero relativo. Secondo molti analisti una parte della discesa del differenziale italiano nel 2025-2026 riflette non tanto l'Italia quanto il deterioramento della finanza pubblica francese: è una lettura di mercato, non una relazione misurata. Il debito/PIL della Francia è salito dal 112,6% del 2024 al 115,6% del 2025 e al 117,6% nel primo trimestre 2026, mentre quello tedesco, pur in aumento, resta poco sopra il 63%.
Chi compra il debito italiano è cambiato
Il dato forse più sorprendente riguarda la platea dei compratori. Secondo le statistiche della Banca d'Italia pubblicate il 15 luglio 2026, fra dicembre 2024 e aprile 2026 la quota di debito detenuta dalla stessa Banca d'Italia è scesa da 642,1 a 545,4 miliardi (dal 21,6% al 17,3% del totale), mentre i non residenti sono passati da 916,0 a 1.125,9 miliardi, cioè dal 30,9% al 35,7%.
| Detentore (aprile 2026) | Miliardi di euro | Quota |
|---|---|---|
| Investitori non residenti | 1.125,9 | 35,7% |
| Banche residenti | 639,6 | 20,3% |
| Banca d'Italia | 545,4 | 17,3% |
| Altri residenti (famiglie e imprese) | 461,4 | 14,6% |
| Altre istituzioni finanziarie residenti | 382,2 | 12,1% |
In altre parole: la banca centrale si è ritirata di quasi cento miliardi e il mercato privato internazionale ha comprato duecento miliardi in più, mentre lo spread scendeva. È la smentita più netta della tesi secondo cui il differenziale italiano sarebbe tenuto in piedi solo dagli acquisti della BCE.
Anche i risparmiatori italiani hanno fatto la loro parte: al 30 giugno 2026 i titoli pensati per il pubblico retail valevano complessivamente circa 189 miliardi — 112,6 miliardi di BTP Valore, 56,2 di BTP Italia e 20,6 di BTP Futura — pari a circa il 7% dei titoli in circolazione.
Quanto costa, in euro
Nel 2025 lo Stato italiano ha speso 87,1 miliardi di euro in interessi sul debito, pari al 3,9% del PIL. Nello stesso anno la media dell'area euro è stata dell'1,9%: l'Italia paga, in proporzione, poco più del doppio. Rapportata alla popolazione residente al 1° gennaio 2026 (58.942.828 persone), la spesa per interessi vale circa 1.480 euro a testa all'anno, e lo stock di debito circa 52.500 euro a testa (elaborazione Hub Finanza su dati Eurostat e Istat).
Per capire l'ordine di grandezza dell'impatto di uno scostamento dello spread: con 2.720 miliardi di titoli in circolazione e una vita media di 6,95 anni, ogni anno il Tesoro rinnova all'incirca un settimo dello stock, cioè intorno ai 390 miliardi. Cento punti base in più di rendimento su quella quota valgono, molto approssimativamente, quasi 4 miliardi di interessi aggiuntivi nel primo anno, che si accumulano negli anni successivi via via che altre scadenze vengono rifinanziate (stima Hub Finanza su dati MEF; l'effetto reale dipende dalla composizione delle emissioni).
È questo il motivo per cui lo spread non è un tema da addetti ai lavori: ogni miliardo di interessi in più è un miliardo che non finanzia sanità, scuola o riduzione delle imposte.
Che cosa c'entra con i risparmi di una famiglia
I titoli di Stato sono il tasso di riferimento dell'intero sistema del credito nazionale. Quando i rendimenti sovrani salgono, tendono a rincarare anche i finanziamenti a famiglie e imprese. Secondo le statistiche BCE sui tassi bancari, il costo medio dei nuovi mutui alle famiglie italiane per l'acquisto di abitazioni è passato dal 3,31% di ottobre 2025 al 3,50% di maggio 2026: lo stesso movimento al rialzo osservato sui rendimenti governativi nello stesso periodo.
C'è poi un effetto diretto su chi possiede BTP. Il prezzo di un'obbligazione si muove in direzione opposta al rendimento, e tanto più quanto più è lunga la scadenza. Come regola pratica, un titolo con durata finanziaria di circa sette anni perde intorno al 7% del prezzo se il rendimento sale di un punto percentuale, e lo guadagna se scende. Chi tiene il titolo fino alla scadenza incassa comunque il capitale nominale e le cedole pattuite: l'oscillazione conta per chi deve o vuole vendere prima. Il 29 luglio 2026 il BTP a due anni rendeva il 3,03% e quello a trent'anni il 4,73%: la stessa firma, rischi di prezzo completamente diversi.
Cinque errori da evitare
- Confondere spread e costo del debito. Lo spread è la differenza, non il rendimento. Nel 2020 lo spread era intorno ai 200 punti base ma il BTP rendeva meno del 2%: per il bilancio pubblico era una situazione migliore di uno spread a 80 con rendimenti al 4%.
- Leggere una variazione giornaliera come un segnale. Dieci punti base in un giorno d'agosto raccontano di solito un mercato sottile, non un cambio di scenario.
- Dimenticare il denominatore. Se lo spread scende perché il Bund sale, non è un merito italiano; se sale perché il Bund scende in una fuga verso la qualità, non è necessariamente una colpa italiana.
- Guardare solo la scadenza decennale. Il differenziale sui due anni reagisce alle attese sulla BCE, quello sui trenta al rischio di lungo periodo: se si muovono in modo divergente, il segnale è più informativo del singolo numero.
- Pensare che il debito alto basti a spiegare tutto. Nel primo trimestre 2026 la Grecia, con quasi cinque punti di debito/PIL in più dell'Italia (143,5% contro 138,9%), pagava un premio al rischio inferiore.
Che cosa guardare da qui in avanti
Tre elementi diranno se il livello raggiunto nel 2026 è strutturale o solo una fase favorevole.
Il primo è la traiettoria del deficit. L'Italia è rimasta sotto procedura per disavanzo eccessivo, aperta dal Consiglio dell'Unione europea il 26 luglio 2024 e accompagnata dalla raccomandazione correttiva del 21 gennaio 2025. Uscirne in modo stabile è la condizione che più di ogni altra separa un rating BBB+ da un rating A.
Il secondo è la crescita nominale. Il rapporto debito/PIL scende se il PIL cresce più del costo medio del debito. Nel primo trimestre 2026 il PIL italiano è aumentato dello 0,8% su base annua in termini reali (Eurostat): un ritmo che, con l'inflazione in rientro, lascia poco margine.
Il terzo è la politica monetaria. Se lo shock energetico del 2026 costringesse la BCE a stringere ancora, salirebbero i rendimenti di tutti — ma storicamente, in quelle fasi, i Paesi più indebitati allargano di più. È la prova del nove: solo un ciclo di tassi in salita dice se il premio al rischio italiano si è davvero ridotto o se era soltanto il riflesso di condizioni finanziarie generose.
Fonti: Banca centrale europea, statistiche sui tassi di interesse a lungo termine per il criterio di convergenza (serie IRS, medie mensili, aggiornamento luglio 2026) e statistiche sui tassi bancari (MIR); Eurostat, «EMU convergence criterion series», conti delle amministrazioni pubbliche (gov_10a_main, gov_10dd_edpt1, aggiornamenti 22 aprile e 21 luglio 2026), debito trimestrale (gov_10q_ggdebt), conti nazionali e statistiche demografiche; BCE, dichiarazione di politica monetaria del 23 luglio 2026 e comunicato sul Transmission Protection Instrument del 21 luglio 2022; Banca d'Italia, «Finanza pubblica: fabbisogno e debito», 15 luglio 2026 (tavola 5, detentori del debito); Ministero dell'Economia e delle Finanze — Dipartimento del Tesoro, «Composizione dei Titoli di Stato in circolazione al 30 giugno 2026», «Vita media ponderata dei Titoli di Stato» e «Principali tassi di interesse»; Commissione europea, procedura per disavanzo eccessivo — scheda Italia; CNBC e Teleborsa per le quotazioni del 29 luglio 2026 (ore 15.29); comunicati e archivi di S&P Global Ratings, Fitch Ratings, Moody's, Morningstar DBRS e Scope Ratings per le decisioni di rating. Le medie mensili e annue dello spread e le quote dei detentori sono elaborazioni Hub Finanza sulle serie ufficiali citate; i dati di finanza pubblica sono soggetti a revisione.
Disclaimer: le informazioni fornite in questo articolo sono a scopo puramente informativo ed educativo e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria personalizzata. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Si raccomanda di consultare un professionista qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.



