Ci sono trimestrali che si giudicano dal numero di pezzi venduti. Quella che Ferrari ha pubblicato giovedì 30 luglio 2026 non è una di queste. Nel secondo trimestre la casa di Maranello ha consegnato 3.366 vetture, 128 in meno dello stesso periodo del 2025, e ha incassato 151 milioni di euro in più. Ricavi netti a 1.938 milioni (+8,4%, +10,6% a cambi costanti) con volumi in calo del 3,7%: dodici punti percentuali di divario fra quello che esce dai cancelli e quello che entra in cassa. In quella forbice c'è, per intero, il modello di business che il mercato paga trentacinque volte gli utili.

La società ha alzato la guidance 2026 per la seconda volta nell'anno e ha confermato un portafoglio ordini che copre l'intero 2027. Il titolo ha reagito bene ma senza euforia: a New York RACE ha chiuso lunedì 3 agosto a 401,43 dollari (+1,9%), a Milano a 346,65 euro, la chiusura più alta dal 17 novembre 2025. Restano però due domande che i numeri da soli non chiudono, e che affrontiamo in fondo a questa analisi: quanto di questa qualità è già nel prezzo, e che cosa succede quando la crescita dell'utile per azione promessa dal piano si ferma sotto il 5% annuo.

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Il conto economico del trimestre, riga per riga

I quattro numeri che contano, confrontati con il secondo trimestre 2025:

  • Ricavi netti: 1.938 milioni (da 1.787), +8,4% e +10,6% a cambi costanti. La differenza fra i due dati misura il peso del cambio: il dollaro e lo yen hanno tolto poco più di due punti di crescita.

  • EBITDA rettificato: 755 milioni (da 709), +6,5%, con margine al 39,0% contro il 39,7% di un anno prima.

  • EBIT rettificato: 605 milioni (da 552), +9,6%, con margine al 31,2% contro il 30,9%.

  • Utile netto: 463 milioni (da 425), +8,9%. L'utile rettificato diluito per azione sale a 2,62 euro da 2,38.

Vale la pena fermarsi sull'apparente contraddizione fra i due margini: l'EBITDA scende di sette decimi, l'EBIT sale di tre. Non è un errore. Il margine industriale lordo soffre l'aumento dei costi di produzione, di marketing e della Formula 1; il margine operativo li recupera grazie a un ammortamento temporaneamente più basso, coerente con la fase di cambio di modelli. È una compensazione contabile destinata a rientrare, e la società lo dice esplicitamente indicando ammortamenti sopra i 700 milioni per l'intero 2026.

Grafico a barre che confronta il secondo trimestre 2026 e 2025 di Ferrari: ricavi netti 1.938 contro 1.787 milioni, EBITDA rettificato 755 contro 709, EBIT rettificato 605 contro 552, utile netto 463 contro 425 milioni
Le quattro righe del trimestre. Il margine EBITDA scende leggermente, quello operativo sale: la differenza sta negli ammortamenti, temporaneamente più bassi. — Elaborazione Hub Finanza su comunicato Ferrari N.V. del 30 luglio 2026

Meno auto, più valore: dove il volume è calato davvero

Il calo delle consegne non è distribuito: è concentrato. L'Europa, Medio Oriente e Africa cresce di 210 unità (da 1.646 a 1.856) ed è l'unica area in aumento. Le Americhe perdono 206 unità (da 993 a 787, −20,7%), la Grande Cina 89 (da 274 a 185, −32,5%), il resto dell'Asia-Pacifico 43.

Il management ha affrontato il punto in conference call. Il CEO Benedetto Vigna ha escluso problemi di catena di fornitura e ha attribuito il calo americano al «cambio di modelli significativo» e all'«alto grado di personalizzazione», che allunga i tempi di costruzione e quindi di consegna. È una spiegazione plausibile — e coerente con ricavi in crescita — ma va tenuta sotto osservazione: due trimestri consecutivi di flessione nelle Americhe con la stessa motivazione sarebbero un'altra storia.

Grafico a barre orizzontali delle consegne Ferrari per area nel secondo trimestre: EMEA da 1.646 a 1.856 unità, Americhe da 993 a 787, Grande Cina da 274 a 185, resto Asia-Pacifico da 581 a 538
Il volume cala di 128 vetture, ma solo fuori dall'Europa. Il ricavo, intanto, sale dell'8,4%. — Elaborazione Hub Finanza su comunicato Ferrari N.V. del 30 luglio 2026

Il mix racconta il resto. Nel trimestre l'83% delle consegne è arrivato dalla gamma, il 16% dalle serie speciali e l'1% dalle supercar; per motorizzazione, 70% termico e 30% ibrido. Ma il vero motore è altrove: le personalizzazioni hanno superato il 20% dei ricavi da auto e ricambi, e il direttore finanziario Antonio Picca Piccon ha spiegato che i clienti scelgono opzioni sempre più costose — fibra di carbonio, vernici speciali, pelli pregiate — alzando il valore medio per vettura.

La scomposizione dell'EBIT pubblicata dalla società lo dimostra in due cifre: il volume ha sottratto 13 milioni, mix e prezzo ne hanno aggiunti 122. Il mix vale quasi dieci volte quello che il volume toglie. Sui ricavi, la fotografia è la stessa: 1.629 milioni da auto e ricambi, 209 da sponsorizzazioni, attività commerciali e marchio, 100 dalle altre voci.

Cassa, debito e ritorno agli azionisti

La generazione di cassa è la parte del bilancio dove Ferrari assomiglia più a una casa di lusso che a un costruttore di automobili. Nel trimestre il flusso di cassa industriale libero è stato di 276 milioni, in aumento del 39% su base annua; nel primo semestre 929 milioni, a fronte di investimenti per 489 milioni (236 nel solo secondo trimestre, destinati soprattutto allo sviluppo prodotto e al nuovo reparto verniciatura).

Al 30 giugno 2026 il debito industriale netto era di 131 milioni — praticamente nulla, per una società che vale oltre 60 miliardi — con liquidità totale disponibile di circa 2,0 miliardi fra cassa (1,5 miliardi) e linee di credito (550 milioni). Il passaggio da una posizione di cassa netta a un debito minimo si spiega con quanto è stato restituito agli azionisti nel trimestre: circa 800 milioni, di cui 599 di dividendi e 209 di riacquisto azioni.

Il dividendo sull'esercizio 2025, approvato dall'assemblea, è stato di 3,615 euro per azione per un totale di circa 640 milioni. Il programma di riacquisto è pluriennale: circa 3,5 miliardi da eseguire entro il 2030; fra il 5 gennaio e il 30 luglio 2026 la società ha comprato 1.624.441 azioni proprie per 483,4 milioni. È un dato che conta più di quanto sembri, e ci torneremo parlando di utile per azione.

La guidance 2026, alzata per la seconda volta

Il 30 luglio Ferrari ha rivisto verso l'alto tutte le voci dell'anno:

  • Ricavi netti: circa 7,60 miliardi (da circa 7,50), contro 7,15 miliardi del 2025.

  • EBITDA rettificato: almeno 2,97 miliardi (da almeno 2,93), con margine di almeno il 39,0%.

  • EBIT rettificato: almeno 2,26 miliardi (da almeno 2,22), con margine di almeno il 29,5%.

  • Utile rettificato diluito per azione: almeno 9,68 euro (da almeno 9,45), contro 8,96 del 2025.

  • Flusso di cassa industriale libero: almeno 1,55 miliardi (da almeno 1,50).

La revisione, spiega la società, riflette due cose: personalizzazioni più forti del previsto e un contesto valutario meno sfavorevole di quanto ipotizzato, al netto delle coperture. Le assunzioni dichiarate sono un cambio euro-dollaro attorno a 1,16 con l'8% coperto, ammortamenti sopra i 700 milioni e — dettaglio non banale per i costi — il primo posto nel campionato di Formula 1, che comporta maggiori premi al personale.

Grafico a barbell che mostra la guidance Ferrari 2026 rispetto al consuntivo 2025: ricavi +6,3% a 7,60 miliardi, EBITDA rettificato +7,2% a 2,97 miliardi, utile per azione +8,0% a 9,68 euro, flusso di cassa industriale +0,6% a 1,55 miliardi
Quattro voci, un solo metro: lo scarto rispetto al 2025. Il flusso di cassa è l'unica voce quasi piatta — e la guidance precedente lo dava perfino in calo. — Elaborazione Hub Finanza su comunicati Ferrari N.V.

Che cosa implica per il secondo semestre

Qui l'aritmetica dice più del comunicato. Con 3.786 milioni di ricavi già a bilancio nel primo semestre, la guidance implica un secondo semestre attorno ai 3.814 milioni: crescita del 6,7% sullo stesso periodo 2025, ma sostanzialmente in linea con il semestre appena chiuso. Sui margini il messaggio è più netto: l'EBIT rettificato del primo semestre è stato di 1.153 milioni al 30,5%; per rispettare la soglia di 2,26 miliardi, il secondo semestre deve valere almeno 1.107 milioni, cioè un margine attorno al 29,0%.

In altre parole, la guidance incorpora già un secondo semestre meno redditizio del primo. Non è un allarme: è esattamente il calendario dei costi che il management ha descritto — ammortamenti, spese generali, ricerca e sviluppo e Formula 1 tutti in aumento nella seconda metà dell'anno. Ma è utile saperlo prima, per non leggere come delusione, a novembre, un margine trimestrale in calo che era scritto nei numeri di luglio.

Il prodotto: la Luce, l'elettrico dimezzato e il piano 2030

Il 2026 è l'anno in cui Ferrari mette su strada la prima vettura completamente elettrica. La Ferrari Luce, presentata a Roma il 25 maggio 2026, è una quattro porte a cinque posti con quattro motori elettrici e oltre mille cavalli, prezzo di partenza attorno ai 550.000 euro. Le prime consegne sono previste in Europa da ottobre 2026, negli Stati Uniti dal secondo trimestre 2027.

Il debutto è stato divisivo sul piano estetico — Vigna, interpellato sull'accoglienza, ha risposto che «non cambierebbe nulla» — ma il dato commerciale è inequivocabile: l'allocazione 2026 è stata esaurita in meno di due mesi dalla presentazione, e gli ordini cinesi sono già scivolati sul 2027. In conference call il CEO ha aggiunto che gli ordini arrivano sia da clienti abituali sia da persone che non avevano mai posseduto una Ferrari: se confermato nel tempo, è il vero valore strategico del modello, cioè l'allargamento della base clienti senza diluizione del marchio.

Sul quadro di lungo periodo, però, va ricordato il passaggio più importante degli ultimi dodici mesi. Al Capital Markets Day del 9 ottobre 2025 Ferrari ha dimezzato l'obiettivo elettrico al 2030, portandolo dal 40% al 20% della gamma: il mix previsto è 40% termico, 40% ibrido, 20% elettrico. È stata una correzione di realismo — e il mercato l'ha punita duramente sul momento — ma ha anche riportato il piano su ipotesi difendibili. Gli obiettivi finanziari 2030 dichiarati allora restano il metro con cui giudicare i prossimi quattro anni: ricavi attorno a 9,0 miliardi (crescita composta di circa il 5% l'anno), EBITDA rettificato di almeno 3,6 miliardi con margine di almeno il 40%, EBIT rettificato di almeno 2,75 miliardi, utile rettificato per azione di almeno 11,50 euro, cassa industriale cumulata di circa 8,0 miliardi nel quinquennio 2026-2030 a fronte di investimenti per circa 4,7 miliardi. Il piano prevede in media quattro nuovi modelli l'anno, l'apertura dei centri Tailor Made di Tokyo e Los Angeles e del nuovo reparto verniciatura nel 2027, e una remunerazione agli azionisti di circa 7,0 miliardi divisi equamente fra dividendi e riacquisti, con il payout alzato dal 35% al 40% dell'utile rettificato.

La reazione del titolo

Il mercato ha comprato la notizia, ma con misura. Il 30 luglio, giorno della pubblicazione, RACE ha chiuso a New York a 397,73 dollari (+3,12%); a Milano è arrivata a toccare 356,20 euro in giornata per poi chiudere a 343,65, cioè oltre tre punti sotto il massimo intraday. Il 31 luglio il titolo ha ceduto l'1% a Wall Street, per poi recuperare il 3 agosto con una chiusura a 401,43 dollari (+1,9%) e a 346,65 euro sul listino milanese.

Il quadro di periodo aiuta a dimensionare l'entusiasmo: sul mercato di Milano il titolo guadagna il 9,6% da inizio anno e il 19,1% negli ultimi tre mesi, ma perde ancora l'8,4% su dodici mesi ed è circa il 29% sotto il massimo storico di chiusura di 487,90 euro, toccato il 17 febbraio 2025. Il recupero, insomma, è reale ma parte da molto in basso: il minimo di chiusura del 2026 è stato 273,80 euro il 20 marzo.

Analisi fondamentale: che cosa sta pagando il mercato

Alla chiusura del 3 agosto, con circa 177 milioni di azioni, la capitalizzazione di Ferrari è di poco superiore ai 61 miliardi di euro. Da qui si ricavano i multipli, calcolati sui dati ufficiali della società:

  • Prezzo/utile 2026: circa 35,8 volte la guidance di 9,68 euro per azione (38,7 volte sul consuntivo 2025).

  • Valore d'impresa/EBITDA 2026: circa 20,7 volte, considerando il debito industriale netto di 131 milioni — praticamente irrilevante ai fini del calcolo.

  • Rendimento del flusso di cassa libero: circa il 2,5% sulla guidance di 1,55 miliardi.

  • Rendimento del dividendo: circa l'1,0% sui 3,615 euro distribuiti per l'esercizio 2025.

Sono multipli da bene di lusso, non da automobile, e i conti li giustificano almeno in parte: un margine operativo del 31,2% è un livello che nel settore auto semplicemente non esiste, e va confrontato con le grandi maison del lusso più che con i costruttori generalisti. A questo si aggiungono un debito nullo, un portafoglio ordini che copre l'intero 2027 e una domanda che la società razionalizza deliberatamente — «la nostra stella polare è stata, è e sarà sempre la scarsità ed esclusività», ha detto Vigna.

Il punto delicato è un altro, ed è la crescita. Il piano porta l'utile per azione da 9,68 euro nel 2026 ad almeno 11,50 nel 2030: una crescita composta del 4,4% l'anno. Vuol dire che, comprando oggi a 346,65 euro, si paga 30,1 volte l'utile che la società si è impegnata a produrre fra quattro anni. Un multiplo di quel tipo non si giustifica con la crescita. Si giustifica con la durata, cioè con la convinzione che quel margine e quel potere di prezzo resistano per decenni e non per un ciclo.

Grafico a barre con l'utile rettificato per azione di Ferrari: 8,96 euro nel 2025, 9,68 nella guidance 2026, almeno 11,50 nell'obiettivo 2030, con i rispettivi rapporti prezzo/utile di 38,7, 35,8 e 30,1 volte
Anche centrando l'obiettivo del piano, al prezzo di oggi si comprerebbero trenta volte gli utili del 2030. — Elaborazione Hub Finanza su comunicati Ferrari N.V.

Due precisazioni sono doverose. La prima: l'obiettivo 2030 è una soglia minima, non una previsione puntuale, ed è calcolato su 178,6 milioni di azioni diluite. La seconda, che spinge nella stessa direzione: i 3,5 miliardi di riacquisti previsti entro il 2030 valgono, ai corsi attuali, circa il 6% del capitale. Se eseguiti, alzano meccanicamente l'utile per azione oltre l'obiettivo dichiarato. Sommando dividendi e riacquisti, la remunerazione complessiva di circa 7,0 miliardi equivale a poco più dell'11% della capitalizzazione odierna distribuito nell'arco del piano, cioè circa il 2,3% l'anno.

Analisi tecnica: dove si trova il titolo

Il quadro grafico si è girato in positivo poche sedute prima dei conti, ed è un dettaglio di cronologia che vale la pena registrare. Il 27 luglio 2026 la media mobile a 50 sedute è tornata sopra quella a 200: l'incrocio, tradizionalmente letto come conferma di un cambio di tendenza di medio periodo, è arrivato con il titolo a 331,80 euro, tre sedute prima della trimestrale.

Grafico a linee delle chiusure giornaliere di Ferrari su Euronext Milan negli ultimi tre anni, con medie mobili a 50 e 200 sedute, il Capital Markets Day di ottobre 2025, il minimo di marzo 2026 a 273,80 euro e la chiusura del 3 agosto 2026 a 346,65 euro
Tre anni di RACE a Milano. Il massimo di febbraio 2025, la frenata del Capital Markets Day, il minimo di marzo e il recupero che riporta le medie in ordine. — Elaborazione Hub Finanza su dati Yahoo Finance

Alla chiusura del 3 agosto la configurazione è ordinata al rialzo: il prezzo di 346,65 euro è sopra tutte le medie principali — 331,19 euro a 20 sedute, 317,85 a 50, 313,10 a 200 — e la sequenza è quella di una tendenza al rialzo intatta. L'RSI a 14 sedute è a 64,8: forza chiara, ma non ancora ipercomprato. I volumi del 3 agosto (705.928 pezzi a Milano) sono stati superiori di circa un quinto alla media delle ultime sessanta sedute, e il giorno dei conti avevano superato il milione: il movimento è partecipato, non è un rimbalzo sottile.

I livelli da tenere d'occhio, tutti letti sulle chiusure di Euronext Milan:

  • Resistenza immediata 354-356 euro, l'area dei massimi intraday del 30 luglio (356,20) e del 3 agosto (354,75): due volte il titolo si è spinto lì e due volte ha chiuso sotto. È la soglia che dice se il movimento ha ancora carburante.

  • Resistenza successiva 377 euro circa, il massimo di novembre 2025, e poi 431 euro, il massimo degli ultimi dodici mesi toccato il 3 ottobre 2025, sei giorni prima del Capital Markets Day.

  • Primo supporto 331 euro (media a 20 sedute), poi la fascia 313-318 dove passano insieme la media a 50 e quella a 200 sedute: una discesa sotto quell'area rimetterebbe in discussione l'incrocio del 27 luglio.

  • Supporto strutturale 273,80 euro, il minimo di chiusura del 2026.

Va detto con chiarezza che l'analisi tecnica descrive dove il prezzo si trova e quali soglie contano, non dove andrà. Un titolo che ha guadagnato il 19% in tre mesi arriva a questi livelli con meno margine d'errore di quanto ne avesse a marzo.

Il nostro sentiment, e perché

Hub Finanza non pubblica raccomandazioni di acquisto o vendita e questa analisi non ne contiene. Possiamo però dire con chiarezza che cosa i numeri, letti insieme, ci dicono — e dove secondo noi sta il rischio.

Quello che convince. Ferrari ha dimostrato, in un trimestre con volumi in calo, di poter far crescere ricavi, utile e cassa senza toccare il margine operativo. È la prova più difficile per una società di beni di lusso, ed è stata superata. Il debito industriale netto è irrilevante, la copertura degli ordini arriva al 2027, il potere di prezzo è documentato da un numero solo — mix e prezzo che valgono 122 milioni contro i 13 sottratti dal volume — e la Luce ha esaurito l'allocazione del primo anno in meno di due mesi, portando anche clienti nuovi. La qualità industriale, insomma, non è in discussione.

Quello che invita alla cautela. Il prezzo. A 35,8 volte gli utili 2026 e 30,1 volte l'obiettivo 2030, il titolo incorpora già l'esecuzione del piano e una durata del vantaggio competitivo misurata in decenni. Con una crescita dell'utile per azione promessa al 4,4% annuo, il ritorno atteso da qui dipende molto più dalla tenuta del multiplo che dai profitti: se il mercato dovesse riprezzare Ferrari anche solo verso 28-30 volte gli utili correnti, servirebbero anni di crescita per compensare. A questo si aggiungono tre elementi concreti da monitorare: il secondo semestre già indicato in decelerazione sui margini dalla stessa guidance, la flessione di Americhe e Cina — oggi spiegata con il calendario dei modelli, e la spiegazione va verificata sul terzo trimestre — e l'esposizione al cambio, coperta solo per l'8% sull'ipotesi euro-dollaro a 1,16.

In sintesi. Il nostro giudizio sull'azienda è nettamente positivo; quello sul titolo ai corsi attuali è costruttivo ma prudente. Ferrari non è un caso di crescita: è un caso di qualità e di durata, ed è così che va valutata. Chi la ha in portafoglio possiede un'attività industriale di rara solidità, che però quota a multipli che lasciano poco spazio a errori di esecuzione. Chi sta valutando un ingresso guarda a un titolo tornato sui massimi da nove mesi dopo un rialzo del 19% in un trimestre: il momento tecnico è favorevole, il punto d'ingresso non è a sconto. Il prossimo appuntamento che conta sono i conti del terzo trimestre, in autunno: lì si vedrà se le Americhe erano un problema di calendario o qualcosa di più.

Fonti

Dati economico-finanziari dal comunicato di Ferrari N.V. sui risultati del secondo trimestre 2026 (30 luglio 2026, diffuso via GlobeNewswire e depositato alla SEC come Form 6-K), dalla presentazione agli analisti e dalla trascrizione della conference call. Obiettivi di lungo periodo e politica di remunerazione dal comunicato del Capital Markets Day del 9 ottobre 2025. Riacquisto azioni dalla comunicazione settimanale depositata alla SEC il 31 luglio 2026. Notizie e dichiarazioni su Ferrari Luce da CNBC. Quotazioni, medie mobili, RSI e volumi elaborati su dati Yahoo Finance (RACE su NYSE e RACE.MI su Euronext Milan), chiusura del 3 agosto 2026. Multipli e implicazioni sul secondo semestre sono elaborazioni della redazione sui dati ufficiali citati, con il metodo di calcolo indicato nel testo.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, ricerca in materia di investimenti, sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di acquisto o vendita. Le valutazioni espresse sono opinioni della redazione basate su dati pubblici alla data di pubblicazione e possono cambiare senza preavviso. Il valore degli investimenti può diminuire oltre che aumentare e i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Prima di qualsiasi decisione di investimento è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato e valutare la coerenza dell'operazione con i propri obiettivi, orizzonte temporale e tolleranza al rischio.