Il 21 ottobre 2026 Eurostat ha pubblicato i dati che l'Istat ha notificato a Bruxelles: nel 2025 il deficit italiano è di 69,7 miliardi di euro, il 3,1% del Pil (3,4% nel 2024), e il debito sale al 136,7% del Pil, da 134,3%. Eurostat non ha espresso riserve sull'Italia.

Il 3,1% è di un decimale sopra il valore di riferimento del 3% e di uno sopra la media dell'area euro, che Eurostat indica al 3,0%. Il debito, invece, resta di quarantanove punti più alto di quello dell'area euro (87,7%). Le cifre che seguono vengono dal comunicato Eurostat del 21 ottobre e dal Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) del Ministero dell'Economia, deliberato il 2 ottobre; dove si tratta di previsioni, lo diciamo.

I numeri della notifica

Sono i quattro numeri da tenere a mente per il 2025, nella versione notificata a ottobre:

  • Indebitamento netto (deficit): 69.736 milioni di euro, il 3,1% del Pil. Nel 2024 era di 74.835 milioni, il 3,4%: il calo è di 5,1 miliardi.
  • Saldo primario (il deficit al netto degli interessi): positivo per 17.422 milioni, lo 0,8% del Pil, secondo il DPFP del Ministero dell'Economia.
  • Spesa per interessi: 87.158 milioni, il 3,8% del Pil, contro il 3,9% del 2024 (85.475 milioni). Secondo Teleborsa il dato non include l'effetto degli swap.
  • Debito delle Amministrazioni pubbliche: 3.097.093 milioni di euro, il 136,7% del Pil, contro il 134,3% del 2024 (2.967.833 milioni).
Grafico a barre del deficit italiano in percentuale del Pil: 8,1% nel 2022, 7,1% nel 2023, 3,4% nel 2024, 3,1% nel 2025, con la linea del 3%
Indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, 2022-2025. — Elaborazione Hub Finanza, grafico originale della redazione, su dati Eurostat e Istat (notifica del 21 ottobre 2026).

La serie mostra la distanza percorsa: dall'8,1% del 2022 al 7,1% del 2023, poi il salto al 3,4% del 2024 e al 3,1% del 2025. Cinque punti di Pil in tre anni; manca ancora un decimale per rientrare sotto il 3%.

Perché il deficit scende e il debito sale?

Le due cifre sembrano in contraddizione e non lo sono. Il deficit misura quanto lo Stato spende in più di quanto incassa in un anno; il debito è lo stock di tutti gli anni messi insieme, e cambia anche per operazioni che non passano dal deficit. Nel 2025 è aumentato di 129.260 milioni di euro, il 5,7% del Pil: 69.736 milioni sono il deficit, gli altri 59.524 milioni, il 2,6% del Pil, sono quello che i conti chiamano aggiustamento stock-flussi. Nel 2024 l'aumento era stato di 97.560 milioni, il 4,4% del Pil, di cui 22.725 milioni, circa l'1,0%, di aggiustamento: un valore che abbiamo calcolato noi dai dati Eurostat. Il DPFP riporta il 2,6% per il 2025 senza dettagliarne la composizione.

Il rapporto debito/Pil sale di 2,5 punti, e non di più, perché il Pil nominale al denominatore cresce a sua volta: 2.265.003 milioni nel 2025, il 2,5% in più dei 2.210.595 milioni del 2024, mentre il debito cresce del 4,4%. Sul perché il Pil conti tanto, vale la guida su PIL e mercato del lavoro.

Grafico a barre del debito pubblico italiano in percentuale del Pil: 138,4% nel 2022, 134,0% nel 2023, 134,3% nel 2024, 136,7% nel 2025 e 138,1% nel 2026 secondo la previsione del governo
Debito delle Amministrazioni pubbliche in % del Pil, 2022-2025, e previsione del governo per il 2026. — Elaborazione Hub Finanza, grafico originale della redazione, su dati Eurostat e DPFP del Ministero dell'Economia.

Nel 2026 il rapporto non scende. Il DPFP stima il debito al 138,1% del Pil nel 2026, e lo stesso dato trimestrale di Eurostat, pubblicato il 21 ottobre, indica per l'Italia il 139,9% a fine giugno contro il 138,6% di fine marzo: una misura trimestrale, che non va confrontata con quella annuale, ma che va nella stessa direzione. Sono previsioni e rilevazioni diverse: la prima è del governo, la seconda è di Eurostat.

Che cosa è cambiato rispetto ad aprile

La notifica di ottobre conferma il 3,1%, ma non ripete le cifre di aprile. In aprile, secondo il Documento di finanza pubblica del 22 aprile e il comunicato Eurostat dello stesso mese, il deficit 2025 era di 69.381 milioni (3,1% del Pil), quello del 2024 di 73.779 milioni, la spesa per interessi 87.146 milioni (3,9% del Pil) e il debito di 3.095.888 milioni, il 137,1% del Pil. Oggi il deficit 2025 è di 355 milioni più alto e quello 2024 di 1.056 milioni più alto; il calo sul 2024 passa da 4,4 a 5,1 miliardi.

Il debito in euro sale di 1.205 milioni, ma il rapporto scende di 0,4 punti, da 137,1% a 136,7%. Il motivo, spiega il DPFP, è il denominatore: la revisione dei conti nazionali pubblicata dall'Istat il 22 settembre ha alzato il Pil nominale 2025 da 2.258.049 a 2.265.003 milioni, circa lo 0,3% in più. Alla base ci sono nuove fonti sui conti delle imprese per il 2024-2025 e innovazioni di metodo legate alle riserve di Eurostat sul reddito nazionale lordo. Il rapporto è quindi sceso perché il Pil è stato rivisto al rialzo, non perché sia sceso il debito. Non abbiamo potuto aprire il comunicato Istat di ottobre: la spiegazione è quella del Ministero dell'Economia.

L'Italia a confronto con l'area euro e con i grandi Paesi

Con definizioni e periodi omogenei, quelli della stessa notifica Eurostat, il confronto per il 2025 è questo. L'area euro, nel perimetro a venti Paesi che Eurostat commenta per i dati fino al 2025, ha un deficit del 3,0% (2,9% nella notifica di aprile) e un debito dell'87,7% (87,8% ad aprile). La Germania ha un deficit del 2,9% e un debito del 62,8%; la Francia del 5,1% e del 115,7%; la Spagna del 2,4% e del 100,5%. Undici Stati membri dell'Unione hanno chiuso il 2025 con un deficit pari o superiore al 3%.

Due grafici a barre del 2025: deficit in percentuale del Pil di Italia 3,1%, area euro 3,0%, Germania 2,9%, Francia 5,1%, Spagna 2,4%; debito di Italia 136,7%, area euro 87,7%, Germania 62,8%, Francia 115,7%, Spagna 100,5%
Deficit e debito 2025 delle Amministrazioni pubbliche in % del Pil. — Elaborazione Hub Finanza, grafico originale della redazione, su dati Eurostat (notifica del 21 ottobre 2026).

La lettura è duplice. Sul deficit l'Italia non è più un'eccezione: 3,1% contro 3,0% dell'area euro, e molto meglio della Francia. Sul debito resta il Paese più indebitato fra quelli considerati, a 49 punti dalla media dell'area euro e a 21 dalla Francia. Anche la crescita aiuta poco: nel 2025 il Pil reale dell'Italia è cresciuto dello 0,6%, quello dell'area euro dell'1,2%, secondo i dati Eurostat. Nei primi due trimestri del 2026 l'Italia ha messo a segno +0,3% e +0,2% sul trimestre precedente.

Sopra il 3%: la procedura europea e il DPFP

L'Italia è in procedura per disavanzi eccessivi dal luglio 2024. Il 3 giugno 2026, nel pacchetto di primavera del Semestre europeo, la Commissione ha riconosciuto, riferisce Teleborsa, che il Paese ha assunto misure efficaci e ha lasciato la procedura in sospeso, senza chiuderla. La spesa netta del 2025 ha superato i limiti raccomandati, ma solo in modo marginale in termini cumulati.

Il DPFP del 2 ottobre indica un deficit programmatico del 2,9% nel 2026, del 3,4% nel 2027, del 3,2% nel 2028 e del 2,3% nel 2029: il rialzo del 2027-2028 deriva dalla clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia, 0,3% più 0,3% del Pil l'anno. Senza clausola il tendenziale è 2,9% nel 2026 e nel 2027, 2,7% nel 2028 e 2,2% nel 2029. Per il debito il programmatico è 138,1% nel 2026, 138,5% nel 2027, 137,9% nel 2028 e 136,6% nel 2029. Secondo il Ministero, la procedura potrebbe essere abrogata sulla base dei dati di consuntivo del 2026, se le previsioni di primavera 2027 della Commissione lo confermassero. Sono previsioni del governo, non dati osservati.

Che cosa significa per famiglie e imprese

Il dato più concreto è la spesa per interessi: 87,2 miliardi di euro nel 2025, cinque volte l'avanzo primario di 17,4 miliardi. In altre parole lo Stato incassa, al netto degli interessi, più di quanto spende, ma il risultato non basta a coprire il costo del debito, e il saldo finale è un deficit di 69,7 miliardi.

Grafico a cascata del 2025: spesa per interessi 87,2 miliardi, saldo primario positivo 17,4 miliardi, indebitamento netto 69,7 miliardi
Dagli interessi al deficit, 2025, miliardi di euro. — Elaborazione Hub Finanza, grafico originale della redazione, su dati Istat ed Eurostat (notifica del 21 ottobre 2026). Interessi al netto degli swap.

Questa è l'interpretazione della redazione, non un dato dell'Istat: finché una quota così ampia del bilancio serve a pagare interessi, il margine per ridurre le tasse o aumentare la spesa resta stretto. Per chi risparmia o ha un mutuo, il canale è indiretto ma esiste: ciò che gli investitori chiedono per detenere titoli italiani si misura nello spread BTP-Bund, e un debito che sale e un deficit ancora sopra il 3% sono fra gli elementi che ne alimentano la lettura. Il 3,1% non è una sorpresa: era la cifra anche ad aprile.

Che cosa guardare nei prossimi mesi

Tre appuntamenti dicono se la discesa del deficit regge. Il 30 ottobre Eurostat pubblica la stima flash del Pil dell'area euro per il terzo trimestre, la data è confermata dal suo calendario. Poi ci sono le Previsioni di primavera 2027 della Commissione, il passaggio su cui il governo costruisce la richiesta di uscire dalla procedura; e la notifica di primavera 2027, che riguarderà il 2026 e dirà se il deficit è sceso sotto il 3%. La data delle previsioni d'autunno della Commissione, invece, non risulta ancora indicata. Seguiremo ciascuna tappa con i dati ufficiali.

Fonti

Eurostat, comunicato «Provision of deficit and debt data for 2025 – second notification» del 21 ottobre 2026 e dataset gov_10dd_edpt1 (deficit, debito, aggiustamento stock-flussi calcolato, area euro, Germania, Francia, Spagna, riserve); comunicato Eurostat del 21 ottobre sul debito trimestrale del secondo trimestre 2026; Pil e crescita da Eurostat (nama_10_gdp, namq_10_gdp). Documento programmatico di finanza pubblica 2026 del Ministero dell'Economia e delle Finanze, deliberato il 2 ottobre 2026, e Documento di finanza pubblica del 22 aprile 2026: saldo primario, revisione del Pil, obiettivi e previsioni. Notifica dell'Istat del 21 ottobre 2026 nel testo riportato da ANSA e Teleborsa (interessi e swap, decisione della Commissione del 3 giugno 2026). Previsioni di primavera 2026 della Commissione europea per l'Italia, 21 maggio 2026. Le differenze rispetto ad aprile, il calcolo dell'aggiustamento stock-flussi, il rapporto fra interessi e saldo primario e i grafici sono elaborazioni della redazione sui dati citati.

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