Mercoledì 29 luglio 2026 la Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse invariati nella forchetta 3,50%-3,75%, quinta riunione consecutiva senza mosse. La decisione era ampiamente attesa dai mercati, ma il vero terremoto della giornata non è arrivato dal comunicato della Fed: è arrivato dopo, in Borsa, dove Wall Street ha prima festeggiato e poi crollato nello spazio di poche ore.

Il board della Fed diviso: tre voti per il rialzo

Il Federal Open Market Committee ha approvato la decisione con 9 voti favorevoli e 3 contrari. A votare contro il congelamento, chiedendo un rialzo di un quarto di punto (25 punti base), sono state tre presidenti delle Fed regionali: Beth Hammack (Cleveland), Neel Kashkari (Minneapolis) e Lorie Logan (Dallas). Nel comunicato ufficiale, la Fed ha specificato che i tre "avrebbero preferito alzare l'intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali di un quarto di punto percentuale in questa seduta".

È la seconda riunione guidata da Kevin Warsh, insediato come presidente della Fed il 22 maggio 2026 dopo la fine del mandato di Jerome Powell. Un dettaglio che vale la pena notare: Powell non ha lasciato il board. Il suo mandato come governatore scadrà nel gennaio 2028, e ha scelto di restare al suo posto — una circostanza rara per un ex presidente della Fed, che alimenta le tensioni politiche di cui si parla più sotto.

Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh durante una conferenza stampa
Formal business meeting with a diverse group and speaker at a podium in a conference room. — Werner Pfennig, licenza Pexels, via Pexels

Le parole di Warsh: resilienza economica, ma inflazione ancora "un problema aperto"

Nella conferenza stampa post-riunione, Warsh ha motivato la scelta di non muovere i tassi sottolineando la solidità dell'economia americana, descritta come in espansione a un ritmo sostenuto nonostante l'incertezza legata al conflitto in Medio Oriente. Sul lavoro, l'occupazione avrebbe tenuto il passo con la crescita della forza lavoro, con un tasso di disoccupazione stabile; produttività e investimenti di capitale restano robusti.

Sul fronte prezzi, però, il tono resta fermo: l'inflazione è ancora sopra l'obiettivo del 2%, in parte per gli shock dal lato dell'offerta legati al settore energetico. Warsh ha ribadito che non esiste una versione "morbida" dell'obiettivo di inflazione — è il 2%, punto — e che oltre cinque anni di inflazione sopra target non si risolvono in poche settimane né con un singolo mese di dati più freddi

Quello a luglio è il quinto meeting consecutivo con tassi fermi, e i mercati oggi prezzano circa due rialzi da 25 punti base entro fine 2026, secondo il "dot plot" di giugno — un cambio di passo netto rispetto alle attese di poche settimane fa, quando si parlava ancora di tagli.

Perché Warsh non ha voluto alzare i tassi

Il quadro dietro la scelta di Warsh è più stratificato di una semplice lettura dei dati macro:

  • Convinzione personale: Warsh non ritiene necessaria una stretta in questo momento, pur avendo definito più volte l'inflazione "una scelta" politica da correggere.

  • Riforma della comunicazione della Fed: Warsh ha creato cinque task force interne per ripensare l'analisi dei prezzi, l'uso dell'intelligenza artificiale e la comunicazione della banca centrale. Il suo mandato è iniziato con un deliberato taglio della "forward guidance": comunicati più corti, meno indicazioni sulla rotta futura. Un rialzo prematuro avrebbe complicato questo percorso di riforma.

  • Variabile politica: Trump ha ripetutamente chiesto "i tassi più bassi al mondo" e ha definito il board della Fed "politicizzato". Warsh, secondo diverse fonti americane, avrebbe interesse a evitare che un rialzo inasprisca lo scontro con la Casa Bianca — anche perché un nuovo attacco a Powell (che resta in seno al board) potrebbe accelerarne l'uscita e aprire a Trump/Warsh la possibilità di piazzare un membro più allineato.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nello Studio Ovale
    D.J. Trump - P.O.T.U.S. - Commons

Cosa è successo davvero sui mercati: prima il sollievo, poi il crollo

Prima della decisione (ore 14:00 ET / 20:00 CEST): Wall Street era già sotto pressione da giorni. I titoli dei semiconduttori guidavano un sell-off legato ai timori sulla spesa in conto capitale per l'intelligenza artificiale e a un presunto salto tecnologico cinese nel chip-making, con il Nasdaq arrivato a circa il 9% sotto i massimi di giugno. Sul fronte geopolitico, gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita avevano appena condotto attacchi contro milizie legate all'Iran in Iraq, in un contesto di scontro militare diretto USA-Iran che da mesi tiene alto il prezzo del petrolio. In questo clima, il mercato temeva persino un rialzo a sorpresa.

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Movimento S&P500 del 29-07-2026 - Fonte Grafico TradingView

Nell'ora successiva all'annuncio, l'S&P 500 ha cancellato l'intero calo intraday: l'indice era sceso durante la mattinata, ha toccato i minimi poco prima delle 14:00, e nel giro di un'ora dalla decisione ha recuperato tutto il terreno perso, tornando temporaneamente in territorio positivo. È la classica "relief rally": niente rialzo a sorpresa, sollievo immediato, con la capitalizzazione di mercato tornata a crescere di circa 1.000 miliardi di dollari rispetto ai minimi di seduta.

Quello stesso rally, però, si è completamente ribaltato nelle ore successive, con una perdita stimata di oltre 1.100 miliardi di dollari di capitalizzazione rispetto al picco. Il motivo non è arrivato dall'azionario in sé, ma dal mercato obbligazionario: il rendimento del Treasury a 10 anni è salito di 7 punti base sopra il 4,67%, mentre il 30 anni ha guadagnato 10 punti base superando il 5,2% — il livello più alto dal 2007. Il mercato dei bond ha letto la scelta della Fed non come prudenza, ma come un possibile ritardo nella lotta all'inflazione, proprio nel momento in cui Warsh ha tolto ai mercati le sue consuete bussole di forward guidance. Nella seduta, il Dow Jones ha chiuso in calo di circa 1.153 punti (-2,2%, il peggior calo da aprile 2025), l'S&P 500 ha perso circa l'1,5% e il Nasdaq circa l'1,7%.

In sintesi: non è stata la decisione della Fed a muovere il mercato, ma l'incertezza che ne è seguita. Nessun rialzo a sorpresa (sollievo), ma anche nessuna guida chiara su cosa succederà a settembre (nervosismo), in un contesto dove i rendimenti obbligazionari — non le azioni — hanno dettato la direzione finale della giornata.

I punti da tenere a mente

  • Quinto meeting Fed consecutivo senza variazioni di tasso; i mercati ora prezzano due rialzi entro fine 2026, non più tagli.

  • Il board resta diviso: tre presidenti regionali su dodici votanti chiedono già un rialzo.

  • La strategia di comunicazione "opaca per scelta" di Warsh è un cambio di paradigma rispetto all'era Powell, e i mercati non l'hanno ancora del tutto digerita: la reazione whipsaw di oggi (rally e poi crollo nella stessa seduta) ne è la prova più diretta.

  • Il conflitto USA-Iran resta la variabile geopolitica chiave da monitorare: alimenta il prezzo del petrolio, che a sua volta alimenta l'inflazione che la Fed sta cercando di contenere.

  • Il prossimo meeting di settembre è già indicato da più analisti come il primo vero banco di prova per capire se Warsh confermerà la linea attendista o cederà alle pressioni interne per un rialzo.

Fonti: comunicato ufficiale del Federal Open Market Committee (29 luglio 2026); CNBC, Bloomberg, CNN Business, NPR, Fox Business, Kiplinger — cronache in diretta della riunione Fed e della seduta di Wall Street del 29 luglio 2026.